Estate!

teschi di leone

teschi di leone


Dopo quasi 35 anni di vita in mezzo alle bocche di leone, grazie all’occhio creativo dell’artista Gigi Amato ho scoperto che in estate le bocche di leone appassite lasciano il posto a grotteschi teschietti… assieme alle bocche di leone sono seccate anche la maggior parte delle piante primaverili, finito il loro ciclo vitale, sicchè il campo aperto non ancora colonizzato dai rovi è un ammasso di steli secchi di tutte le tonalità fra il bianco, il giallo e il terra d’ombra.
Cacciatora e Scaloppina al pascolo fra gli sterpi secchi.

Cacciatora e Scaloppina al pascolo fra gli sterpi secchi.

I giorni intorno al solstizio d’estate (21 giugno), che hanno alternato sole forte a giornate di nuvolo, sono stati il momento giusto per trapiantare in terra tutte le piante a ciclo estivo: i girasoli, le zucche, le zucchine, i peperoncini, ecc.
Le piante spontanee della tarda primavera hanno lasciato il posto gradualmente ad altre piante spontanee:

margherita cresce sugli steli morti delle piante a ciclo primaverile

margherita cresce sugli steli morti delle piante a ciclo primaverile


La parietaria sembra ovunque tendere a rimpiazzare lo spazio aereo delle piante di salvia, che tendono invece a “strisciare” altrove con i loro fusti.
salvia ricoperta di parietaria

salvia ricoperta di parietaria


Una cosa molto utile anche per il futuro, e che ancora mancava, è la toilette. Ho diviso la casetta per i polli che ho costruito l’anno scorso, e che da mesi era disabitata, in modo che la parte anteriore possa continuare ad offrire riparo e dimora ad eventuali polli, mentre la metà posteriore ha spazio per due sedili, al di sotto dei quali si puo accumulare alternativamente rifiuto organico fino ad un certo livello, di modo che riempendo alternativamente i due mucchi si può disporre in continuità in futuro di letame maturo. Sempre ammesso che venga abbastanza gente a fare i bisogni là dentro!
trockenklo-hinter dem Vorhang

trockenklo-hinter dem Vorhang


il sole potente post-solstizio era poi quello che ci voleva per far macerare perbene i fiori di Iperico dentro l’olio di oliva (entrambi di propria produzione, l’olio è ancora quello del 2012), non appena questi gialli fiori amici delle pelli sensibili si sono decisi a sbocciare.
Olio di San Giovanni

Olio di San Giovanni


E al sole potente sono maturate le spighe di grano imprevedibilmente cresciute in un punto vicino all’
alberello di fico. Sono due tipi diversi di frumento, uno con le punte corte e uno con le punte molto lunghe. Ho tenuto i semi, per eventualmente ripuntarli sulla roulette del suolo libero.
frumento cresciuto spontaneamente

frumento cresciuto spontaneamente


Molto presto a luglio le zucchine cominciavano a sviluppare bellissimi grandi fiori gialli, nonchè alcuni frutti oblunghi
zucchini in fiore

zucchini in fiore


La maggior parte delle piantine di peperoncino sono finite non in pieno campo, come erroneamente avevo fatto nella precedente escperienza di due anni fa, bensì in un’aiuola rialuzata costruita proprio sotto la chioma di un ulivo, piuttosto riparate sopra e anche ai lati dal vento e dal sole diretto. Le pareti dell’aioula sono mattoni sottili forati

Il granturco, i cui steli verdi erano stati finora pressochè invisibili, avvolti e ricoperti dalle piante spontanee primaverili, in particolare le felci e i convolvoli, ora davano mostra di sè, svettando con le loro sommità maschili,

e gravidando con le loro fruttifere e colorate infiorescenze femminili.

A fine Giugno, esattamente alla fine del periodo di raccolta delle more di gelso, cominciavano a maturare sia i lamponi, sia le prugne (o susine che dir si voglia)

Nel medesimo periodo era arrivata anche l’ora di raccogliere i fagiolini. Piantarli è stato facile, è bastato distribuirli in fossette su quello in cui siera trasformato il mucchio di materia organica eterogenea ammucchiato nell’autunno 2012 su quella aiuola. Ma raccoglierli ha necessitato piu tempo, poichè solo il cercare i baccelli in mezzo ad un intrico di fogliame vario era una impresa.

Dopo un’oretta di attenta ricerca in quella giungla, il risultato era qualche cestino di baccelli.

Una gradita sorpresa è stata la scoperta dei primi grappoli di uva, sviluppati da talee di due anni fa provenienti da Genova, e la cui pianta madre a sua volta si era sviluppata da una talea proveniente dalla Dalmazia.

Dei 5 giovani galli ormai tutti piu o meno maturi si distingueva quello meno pasciuto, (non) rispondente al nome di Arrosto che infatti avevo isolato nel trattore-per-galline, onde nutrirlo con particolare attenzione. Quando ho ritenuto fosse il momento di riunirlo ai suoi fratelli, ho dovuto presto cambiare modalità: infatti dopo pochi minuti gli altri quattro galli, proprio come 4 gangster, sospingevano lo sventurato sempre più lontano, compiendo una specie di balletto simili a toreri alla corrida, bloccandogli la via con un’ala spiegata e dei saltelli laterali, e beccandolo sulla testa sino a farlo sanguinare.

A quel punto ho deciso che conveniva traslocarlo in isolamento nel pollaio-toilette, ma ho sottovalutato la troppoa liberta di movimento di cui disponeva… dopo pochi giorni è scomparso. Ho saputo poi che il problema del povero galletto non era esattamente la debolezza rispetto ai suoi fratelli, ma il fatto che non avesse simmetria nei bargigli ai lati del becco, ovvero portasse un solo bargiglio.

Scaloppina presso giovani girasoli

Scaloppina presso giovani girasoli


Le api a luglio potevano contare su relativamente pochi fiori, però è accaduto che, come tutti sostengono, nella zona non c’è mai stato un luglio tanto piovoso, soprattutto dopo un maggio e un giugno piovosi. Quindi…fioriture anche d’estate! Non ho ancora pensato di raccogliere del miele dall’alveare, ma intanto per caso ho scoperto come raccogliere propoli senza neanche aprire l’alveare: basta tappare la porticina metallica dall’esterno, e le operaie da brave cementeranno le fessure delle entrate con il loro balsamo ceroso!

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Verso il plenilunio di venerdì 13 giugno

A fine maggio sono tornato a Cittanova, constatando come sempre dopo una assenza di settimane o mesi, le diverse cose che accadono con il volgere della stagione. Il periodo prima e anche dopo il mio arrivo ha visto una buona alternanza di pioggia e sole, cosa che ha permesso alla vegetazione sia spontanea che da me piantata di germogliare e prosperare.

cardi in fiore

cardi in fiore

Fra le numerose semenze sparse senza troppe speranze nella terra ad aprile, ora si potevano scorgere nelle diverse aiuole, immerse fra decine di piante spontanee, piante di lino, di fagiolo nano, di granturco, di zucca e… persino di frumento, nonchè di grano saraceno!

grano saraceno in fiore fra altre erbe

grano saraceno in fiore fra altre erbe


Era il periodo di luna crescente di Giugno, quando mi sono affrettato a seminare nelle vaschette di plastica per le piantine alcune piante da orto, che proprio non sarebbero piu state a loro agio ad essere piantate successivamente.
piantine di zucca da trapiantare

piantine di zucca da trapiantare


Soprattutto perchè il tempo prima ed intorno al plenilunio era ottimamente variabile con piogge ogni tanto e giornate di nuvolo, ideale per far germogliare alcuni tipi di semi amanti di caldo e umido. Per esempio la zucca, la zucchina, il peperoncino, il melone, il girasole.

Per questi ultimi ho destinato una piccola area circolare che fino ai prini giorni di giugno era occupata da un ammasso di ramaglie secche. Dopo aver bruciato tuttio per bene in un pomeriggio relativamwnte secco, ho zappato mischiando la cenere e i pezzetti di legno incombusto con i suolo sottostante, per trapiantarvi prima del plenilunio di giugno una decina di piante di girasole, i cui semi erano stati ricavati dalla stessa area 4 estati fa.

la vegetazione floreale spontanea, rigogliosa in quel periodo soprattutto dove erano stata distribuita lo scorso inverno della ghiaia sul suolo (che trattiene bene umidità sottoterra anche nel solleone) era composta principalmente da cardi fioriti, alti anche oltre due metri, diverse graminacee spontanee, in particolare la gramigna laddove il terrweno era particolarmente ghiaioso, la menta selvatica e qua e la cespugli e virgulti di rovo, soprattutto laddove lo scorso anno avevano avuto modo di svilupparsi indisturbate le piante pioniere quali la carota selvatica. alcune piante di Fejoa forse anche grazie alle piogge generose presentavano quest’anno una fioritura esagerata.
fejoa in fiore

fejoa in fiore


Un’altra sorpresa floreale è stata la rosa rampicante, che dopo quasi due anni di vita si e decisa di fiorire. I petali uniti a zucchero e acqua sono diventati subito sciroppo di rose.

Ma l’ormai classico raccolto gastrofilo di tarda primavera è rimasto quello delle more prodotte dal prodigioso albero di gelso nero. Se all’inizio del periodo di raccolta verso fine maggio i frutti erano ancora acquosi per la troppa pioggia, verso la metà di giugno si raccoglievano giornalmente frutti decentemente dolci a cestate
Maulbeeren

Maulbeeren


…che diventavano marmellata nel giro di uno o due giorni.
Maulberry-jam

Maulberry-jam


Una moltitudine di semi di frutto che ho piantato in semenzai in primavera sono durante le pioggie di maggio diventati piccole piante, che ho nei primi giorni di giugno travasato in vasi riempiti di terra mista a segatura e sabbia, erano da allora in avanti sistemati al riparo del muretto che abbiamo tirato su in aprile.

Le specie che se la sono cavata meglio sono state il melo cotogno, il sorbo, il carrubo, l’Arancio e il pero selvatico, ovvero quello che viene fuori quando si piantano semi di pera o mela, poichè in essi c’èil patrimono genetico del portainnesto dell’albero.
pero selvatico da seme

pero selvatico da seme


Intorno al plenilunio mi sono deciso a dissotterrare le patate, che nonostante fossero circondate da innumerevoli piante spontanee, soprattutto le solite poligonacee che amano la cenere, ci hanno regalato una settimana di sani carboidrati e vitamine.
raccolta patate

raccolta patate


I miei spostamenti in bicicletta fra la campagna e la città, che a causa del caldo estivo diventavano ora estremamente estenuanti, ragion per cui quasi ogni giorno, come anche il venerdi 13 di plenilunio, tornavo a casa solo con la temperatura mite della sera, illuminato dalla luna e dalle lucciole.
back home in the moonlight

back home in the moonlight

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Incontri Ravvicinati del Tipo Apistico

E finalmente dopo lunga attesa all’inizio di giugno mi veniva portata nella campagna un’arnia contenente un alveare di api. Il fattorino è arrivato con questa cassetta di legno quadrangolare da cui emanava un penetrante e continuo ronzio, ma piu che ronzio sembrava un muggito, tanto era forte.
L’abbiamo posizionata in un punto rivolto a est che avevo prestabilito e preparato con un fondo di ghiaia e come supporto due mattoni posizionati l’uno di fianco all’altro. L’apicoltore ci ha invitato ad allontanarci di corsa, mentre con uno scatto repentino liberava l’apertura dell’arnia dalla lastra metallica che le ha tenute prigioniere durante il viaggio.

 arnia con il tradizionale disegno geometrico che serve alle api ospiti a riconoscerla dalle altre della zona

arnia con il tradizionale disegno geometrico che serve alle api ospiti a riconoscerla dalle altre della zona


Il giorno seguente sono tornato a vedere come l’alveare si fosse ambientato nel nuovo environment. E ho notato subito che era in atto un saccheggio. Un Saccheggio?! diranno increduli i miei piccoli lettori… la mia domanda dopo questa esperienza entomolica è piuttosto: “È nato prima il saccheggio fra api o il saccheggio fra popoli umani?
 saccheggio di api

saccheggio di api


Dopo pochi minuti di osservazione, accompagnati dal ronzio assordante delle saccheggiatrici, mi accorsi che non solo un sacco di api estranee entravano continuamente dall’ampia fessura che rappresenta la porta dell’arnia, ma che alcune portavano via delle larve in stadio di ninfa. Di questo fenomeno non so dire a tutt’oggi se si trattasse di api saccheggiatrici che rapivano le ninfe tipo “ratto delle sabine” o piuttosto le stesse operaie dell’alveare che cercavano invano di portare per istinto in salvo delle ninfe regine dalla furia del saccheggio. O ancora se fossero le stesse operaie che date le circocstanze cruente preferivano liberarsi del fardello delle ninfe maschili, i fuchi, che purtroppo non sono tuttora in grado di distinguere dalle femmine, che come è noto sono dei vitelloni incapaci di qualsiasi lavoro eccetto la fecondazione della regina.
quello che al mi occhio inesperto appare come un maschio immaturo ucciso dalle operaie ai sensi di un taglio della spesa pubblica

quello che al mi occhio inesperto appare come un maschio immaturo ucciso dalle operaie ai sensi di un taglio della spesa pubblica


Nei primi drammatici giorni di attività dell’alveare si notavano una gran quantità di api morte e morenti che giacevano sul terreno di fronte all’ingresso,
api morte nel corso del saccheggio

api morte nel corso del saccheggio


Dopo una breve riflessione decisi che per salvaguardare l’incolumità dell’alveare sarebbe stato necessario ridurre piu o meno drasticamente la dimensione dell’uscio dell’alveare. PEr far ciò utilizai inizialmente il lato a pettine della chiusura di metallo in dotazione all’arnia, che chiudeva l’entrata lasciando per il traffico dele api solo una ventina di buchi da ognuno dei quali passa solo una ape per volta.
Ma dopo un po di osservazione mi accorsi che anche questo provedimento non distoglieva un sacco di api ronzanti dall’andare all’attacco delle porticine… probabilemtne si era sparsa la voce in tutta la zona che lì cera un alveare nuovo di api poco agguerrite. Allora ho preso un provvedimento drastico: ho posto un’assicella di legno appoggiata sul predellino in modo che chiudesse tutte le aperture del pettine meno 3, da cui potessero passare solo tre api per volta. Se anche fossero entrate 3 api nemiche per volta, ci potevamo immaginare che all’interno ci fossero abbastanza api guardiane a fermarle o neutralizzarle.

Nei giorni e settimane successivi al plenilunio, di prevalente tempo soleggiato e anche torrido fino ai 40 gradi, potevo vedere le api bottinatrici entrare continuamente dai tre buchini rimasti accessibili cariche di polline dei piu diversi colori, dal rossastro al giallo arancio, al giallo limone al bianchiccio-grigio, a seconda del tipo di fiore visitato. Altre api soprattutto nelle ore piu calde se ne stavano davanti all’entrata a fare da ventilatori viventi sbattendo le ali per refrigerare l’atmosfera torrida dentro l’arnia, che altrimenti avrebbe fatto sciogliere la cera e creato disagio per le larve ecc.
air-condition-bee

air-condition-bee


Non ho avuto per il momento occasione di visitare l’interno dell’arnia scoperchiandola da sopra. Infatti prima di sollevare il coprifavi è necessario stantuffare del fumo dentro l’arnia, in modo che le api per istinto si accingano ad accumulare riserve alimentari dimenticandosi cosi di pungere l’aggressore umano, il quale rispetto alla minaccia di un incendio e quindi di un repentino sfratto è certamente il male minore. L’affumicatore fai da te era ancora in fase di costruzione utilizzando diversi materiali di scarto. Sapete, nel frattempo lavoravo nella raccolta dei rifiuti cittadina… deformazione professionale!

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I nomi dei polli

Ho fin dall’inizio considerato i polli che ho introdotto a diverse riprese nel mio pezzo di terra alla stregua di piante, da cui periodicamente si raccolgono delle foglie o dei frutti, e che dopo un certo periodo sono pronte per essere tagliate e consumate, proprio come un cespo di bietole.
Ma durante il mio ultimo soggiorno monacense un caro amico, l’emerito dott. H.Azarnejad, mi consigliava caldamente di instaurare con i miei polli un rapporto piu umano, e, oltre che naturalmente di desistere da qualsiasi proposito assassino nei loro confronti, come primo passo verso una maggiore consapevolezza apporre ad ogni singolo animale un nome proprio, come si farebbe con un cane o un gatto.
Ecco quindi, ora che i polli sono pressochè adulti, una rassegna fotografica dei nove volatili.
Il maschio dominante, quello che al momento emette il richiamo piu convincente, si chiama Brodo

seguono con gradi di sviluppo leggermente diversi i 4 fratelli Ripieno,

Spiedo,

Marinato

e Arrosto,

quest’ultimo al momento relegato nel chicken-traktor per avere un trattamento alimentare su misura – e per fare da tosaerba nei vialetti.
Le quattro femmine sono Cacciatora,

Scaloppina,

la candida Impanata

e la nera Diavola
  .

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Manenti, video di un convegno, su agricoltura biologica sostenibile

in questo video, che mi È stato consigliato, ma che non riesco a sentire, l’agricoltore MAnenti del Biellese spiega un po’ meglio in un convegno le caratteristiche della sua tecnica, che è biologica ma anche sostenibile… urge una trascrizione!

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sopra la terra la cacca campa, sotto la terra la cacca… crepa?

Luca: [cit.]“[…]sotterratore di deiezioni preziose che altrimenti la pioggia (in italia spesso torrenziale) avrebbe dilavato via, e sotterratore di zolla erbosa, che morendo e decomponendosi durante l’inverno costituiva ulteriore nutrimento sotterraneo per il frumento in primavera.”[fine cit.] Rocco mi spiace ma anche qui ci sono cose che non sono vere. Primo, le antiche tecniche per esempio di concimazione -come avviene in natura- si basavano appunto sul lasciare “grumi” di concime qui e la -appunto come avverrebbe in natura- Quindi in natura non c´é alcun sotterramento di deiezioni. Inoltre, la zolla messa sotto terra semplicemente imputridisce e non si decompone correttamente! Tieni presente che la decomposizione avviene “sul terreno” (al contatto con l´aria) e non “sotto il terreno” (in ambienti privi di aria) Prendi ad esempio il compostaggio. Di solito per ogni parte “umida” che si mette, poi si introduce una parte “secca”, ed il compost deve sempre essere arieggiato. Esattamente ció che avviene con deiezioni lasciate decomporre e umificare SUL TERRENO e non SOTTO IL TERRENO. Fai delle prove se vuoi e fammi sapere.

In natura certo che c’è sotterramento di deiezioni! Hai mai visto un pollo che razzola nel sottobosco? È una perfetta macchina per scavare terra, sovare vermi e sotterrare le proprie deiezioni in una sola operazione.
È meraviglioso.
Lo stesso fa per esempio il gatto. E, ovviamente, tutti gli animali sotterranei, che sono anche di piu di quelli che camminano sopra il suolo: lombrichi, insetti, larve, talpe, conigli, topolini, ecc.

Quelli che non sotterrano le deiezioni sono tendenzialmente quelli il cui habitat naturale non è il bosco o la radura, ma il campo aperto: il bue, il cavallo, la pecora, con i relativi predatori, la volpe, il lupo, la faina, sono animali che sono predisposti a nutrirsi in campi aperti, dove batte il sole, cade la pioggia torrenziale e imperversa il vento e la bufera.

Pensi che non le sotterrino perchè la natura ha loro insegnato per istinto a impedire che sotterrandole le feci imputridiscano? Certo che no, altrimenti seguendo lo stesso ragionamento imputridirebbero molto di piu e con peggiori conseguenze quelle di quaglie, gatti ecc. nel sottobosco.
Non le sotterrano perchè se lo facessero sarebbe un grande incentivo alla erosione del suolo aperto. Nel bosco questo non accade, perche l’acqua arriva a terra piano piano gocciolando dagli alberi, mentre sul pascolo aperto l’acqua cade con violenza e scava solchi, il che è contrario all’istinto di conservazione di un habitat.

Il rivoltamento della zolla, che si esegue sempre appunto in zone coltivate aperte (perche nelle altre non cresce neanche l’erba, quindi non ce n’è neanche tanto bisogno), funziona anche come compromesso: interrare la sostanza fertilizzante, onde aiutare la crescita del frumento et similia, ma nel contempo, siccome fra le zolle si costituisce un solco, far si che l’acqua piovana non dilava via terra e sostanza, ma rimane intrappolata nel solco e inzuppa cosi piano piano la zolla, per poi defluire nella falda sotterranea se in eccesso.

Il compost in natura non lo trovi così come lo fai tu artificialmente: in natura trovi angoli riparati dove il vento e la pioggia raccolgono col tempo foglie, rametti, terra volante, particelle organiche leggere. gli animali usano questi angoli come lettiera (il gatto proprio per istinto di andare al bagno, il pollo piu che altro perche cerca i vermi dentro il mucchio, quindi scava, e poi… quando scappa scappa), quindi giocoforza dopo un po’ questi mucchi riparati si arricchiscono di residui organici animali.
Ma non hai mai dei mucchi enormi di un metro e piu di altezza. Li per forza che devi arieggiare, altrimenti sotto un metro di materiale può essere dura far arrivare ossigeno.

Ma te la sei cercata: nessuno ti obbliga a costruire e sorvegliare un compost. Fai prima a trovare attorno a te un angolo adatto, di solito l’angolo di un muretto, dove le foglie ecc. si raccolgono spontaneamente, senza che ce le porti tu, col vento e la pioggia.

Le prove di quello che dico le ho gia avute in varie occasioni. Ma se seppelliscono addirittura i morti sottoterra, e li ricoprono di terra! cosa dovrebbe succedere in quei casi allora? i famosi fuochi fatui? È chiaro che se dopo che sotterri un morto ci vai sopra compattando la terra, e se la terra è argillosa-limosa, può darsi che accadano dei processi anaerobi spiacevoli, ma altrimenti, non passa un minuto, che gia centinaia e migliaia di insetti e vermi si fanno strada da tutte le direzioni verso il corpo, e in questa migrazione scavano innumerevoli canali che sono sia canali di ossigenazione, sia al piu presto canali guida per le piante le cui radici saranno guidate dalle cavità e dai residui organici rimasti attaccati alle loro pareti.

Sotterra tranquillo, ma bada che la terra di sopra non sia compattata quando è bagnata, sennò cementa!

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Aratro e civiltà italica

Luca: [cit.]“Da millenni l’uomo neolitico ha preso a rivoltare le zolle con l’aratro, uno strumento tanto importante che la sua introduzione viene considerata l’anno zero della civiltà italica”[fine cit.] FALSO! Questo é proprio un grande errore. Per favore leggiti “La terra é viva!” di Mario della Rocchetta, o gli studi di Giulio Del Pelo Pardi (http://www.treccani.it/enciclopedia/del-pelo-pardi-giulio_%28Dizionario-Biografico%29/) che si é andato a tradurre i latini dove spiegavano le loro tecniche agricole. Ebbene, se farai questo genere di studi, scoprirai che il rivoltamento delle zolle é una tecnica relativamente recente, e che le tecniche agricole pre-Romane non solo esplicitamente non prevedevano il rivoltamento delle zolle, ma addirittura prevedevano il lascito sul terreno dei resti delle vecchie coltivazioni a mó di pacciamatura! E se proprio vuoi, leggiti “Alle radici dell´agricoltura” di Cristina e Gigi Manenti. Il libro é corredato da diversi studi del CNR e dell´universitá di Torino, che hanno studiato a fondo i loro terrei e le loro pratiche di non-concimazione e non-rivoltamento del terreno.

Dunque, la mia conoscenza delle tecniche agricole Latine si limitano all’ampio trattato scritto da Columella in epoca imperiale, quando i territori agrari italiani erano gia da tempo organizzati in latifondi a colture specializzate, similmente ad oggi. Columella, che era egli stesso un latifondista, ha scritto tante cose interessanti, che ci danno un’idea esaustiva di quello che era la pratica agricola dell’epoca, ma anche di quello che doveva essere stata nel periodo Romano e Pre-romano. Naturalmente non puoi prendere tutto come oro colato in quanto classico latino: Non credere a Columella quando, ad esempio, scrive che sul fico puoi innestare qualsiasi albero da frutto!

Questa e altre assurdità sono state probabilmente a lui riferite da suoi dipendenti in vena di scherzi, magari divertiti di vedere fino a che punto il loro aristocratico padrone crede alle fandonie che gli raccontano.

Fermo restando che i primi aratri con versoio sono documentati in epoca romana, siccome non è che ci voglia poi una grande scienza a inventarne uno, presumo che tipi di aratro con rivoltamento della zolla possano essere stati inventati e poi allo stesso modo caduti in disuso anche varie volte nel corso della storia e preistoria agricola, in diversi territori.

Se le civiltà italiche preromane, come affermano gli autori che citi, non facevano uso del versoio, questo non significa poi necessariamente che i risultati del loro sistema fossero soddisfacenti. Infatti i Romani hanno prevalso su tutti gli altri italici.. forse perchè avevano un migliore produzione cerealicola, e di conseguenza erano meglio nutriti?

Se gli Italici “grattavano” soltanto la superficie senza interrare niente, ciò non significa che questo sia meglio del rivoltare le zolle, e che se ne avessero avuto la tecnologia non avrebbero fatto allo stesso modo di coloro che usavano il versoio.
Solo che senza il versoio rivoltare le zolle a mano è un lavoraccio, e se gli italici vivevano soprattutto di pastorizia, magari si accontentavano di mangiare pecore e manzi, e quel poco di frumento che riuscivano a produrre senza troppo sbattimento.

Per la coltivazione di verdure in regime di sussistenza secondo me il problema dell’aratura per gli italici non si poneva proprio, meno che mai in epoca pre-ellenistica, in cui non si usavano ancora verdure esotiche ed esigenti come gli zucchini e le melanzane, perchè le verdure autoctone, come i legumi, le lattughe, le rape, le cipolle si trovano bene senza troppa irrigazione in immediate prossimità di alberi e siepi, che svolgono la doppia funzione di concimare continuamente il terreno (con foglie, deiezioni di uccelli, resti organici di fauna sotterranea) e di mantenerlo aerato grazie alla presenza importante di lombrichi ed altri animali che riciclano materia organica morta.

L’antenato italico, che magari il grano fatto con il versoio in quantità industriali lo importava piuttosto dai mercati di pianura dell’agro romano e dell’agro pontino, per la verdura se la cavava certamente alla grande piazzando piantine di semenzaio ovunque presso gli alberi e le siepi dove ci fossero gia spontaneamente le condizioni adatte alla crescita.

Per concludere, mi ripeto, non si puo fare… di tutta l’erba un fascio:
per certe colture, per esempio la consociazione mais-fagioli-zucca sicuramente ha senso lasciare i fusti morti delle piante precedenti a pacciamatura e sostegno della coltura seguente, ma se anche in principio è un pensiero giusto perchè imita la naturale successione delle piante, nella pratica presenta degli inconvenienti, soprattutto se è fatto in un campo aperto, esposto alle intemperie, e non in una radura o ai limiti del bosco, come in natura.

Nell’evoluzione agricola l’aratro a versoio deve aver rappresentato una evoluzione, in quanto, se devi pacciamare di uno spesso strato un campo e non un orticello, hai voglia a portare materiale da fuori…e che fatica!
Con la rotazione delle colture invece, un anno lasci il campo a farsi tosare e concimare dagli animali, poi un altro anno usi gli stessi animali per ararlo, così hai tutto ciò che ti serve in loco: forza lavoro per arare, concime organico, piu tardi carne da mangiare.

Riguardo al caso Manenti, credo che sia finalmente necessario dare un’occhiata alla situazione climatica specifica della zona, oltre che alla struttura del terreno in questione, per sapere di che cosa stiamo parlando esattamente:

http://www.aziendagricolamanenti.it/dove-siamo_3506892.html
http://my.meteonetwork.it/station/pmn008/stazione
http://www.ilmeteo.it/portale/medie-climatiche/Sostegno

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