L’Aiuola Sinergica durante il Lock-down

In questo difficile periodo, fra marzo e maggio del 2020, neanche io sono uscito di casa. Mi limitavo a pendolare con cadenza settimanale fra il luogo di montagna dove risiedevo con la famiglia e la città dove compivo le necessarie compere e telecomunicazioni. Solo occasionalmente mi sono trovato a passare dalla aiuola e magari scattare qualche foto di fretta.

ecco come appariva in aprile l’aiuola al fugace passante in corsetta


La rivelazione che mi si è manifestata in quei fuggevoli momenti è stata che la natura lasciata a se stessa, anche solo per qualche mese, ritrova un’armonia di forme complessive, di volumi che noi uomini, con le nostre idee preconcette e le nostre cesoie pregiudizievoli continuamente sbilanciamo verso la disarmonia. bastava guardare le nuvole impalpabili formate dalle infiorescenze del ramolaccio compenetrare le rotondità violette della borragine in fiore.
L’incredibile exploit di borragine un po’ ovunque ai bordi della aiuola sembra dovuto alla particolare fertilità del suolo, e al fatto che non sia stato calpestato per diverso tempo.
Un altro segnale di particolare quiete, oltre alla singolare penuria di quei tipici rifiuti lasciati dai passanti o portati dal vento (plastiche che suggellano pacchetti di sigarette, carte di caramella, e simili), era una pianta di bietola, il cui seme, portato dalle pioggie in un punto riparato e fertile fra manto stradale e marciapiede, aveva potuto svilupparsi indisturbato… finchè gli operai del comune non hanno ripreso le loro pulizia di routine con il decespugliatore.


Due piante hanno vegetato con particolare vigore fra maggio e giugno: il topinambour, che si è affermato nell’angolo dell’aiuola più esposto ai venti, proteggendo cosi il suo interno nel corso della bella stagione, e il ricino, che ha manifestato una verve riproduttiva, forse preludio della morte naturale, producendo le pittoresche estremità costituite da grappoli di rosse palline spinose e fiori bianchi.


Dal punto di vista prettamente alimentare, una sorpresa che ha destato l’interesse soprattutto dei piu piccoli sono state le fragoline di bosco. Ma come, mi direte, cosa ci fanno le fragoline di bosco fra asfalto e marciapiede? La risposta è : microclima, baby! Negli scorsi due anni ho provato a piantare in più punti della aiuola – e non solo là- innumerevoli propaggini di fragolina, che sono tutte pronipoti di una unica pianta che trovai molti anni fa nel bosco. Attorno ad esse ho cercato di far crescere piante che le proteggessero dal sole e da incursioni animali, e ne favorissero la propagazione. Ed ecco che in maggio, tornati a deambulare nello spazio pubblico, i primi frutti venivano cercati, raccolti e mangiati da piccole manine entusiaste.

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