Territorial Pissing

Territorial Pissing: è un’espressione inglese che a me, forse anche a tanti altri della mia generazione, ricorda in primo luogo una canzone dei nirvana. In questa canzone, di cui ignoro il testo, il cantante alterna una strofa dove emette delle cose chiaramente percepibili come una successione di parole ad un ritornello in cui la voce diventa qualcosa come l’abbaiare rabbioso di un cane che invita qualche altro animale ad andare via, o stare alla larga.
Recentemente sono ritornato spesso a pensare a questa canzone e al suo titolo, perchè da quando mi sono azzardato a occuparmi di uno spazio pubblico, per quanto di esigue dimensioni, e cioè la aiuola sinergica a Paesazzonovo, mi sono presto o tardi dovuto rendere conto che questo primordiale istinto, che conosciamo tutti dai cani, che marcano quello che percepiscono come il loro territorio con spruzzi di pipì, non è meno forte negli esseri umani.
Le forme in cui si manifesta il territorial pissing sono spesso molto diverse dal fare la pipì in giro, alcune possono essere anche eleganti e difficilmente riconoscibili, ma di solito sono elementi urbanistici o del paesaggio piuttosto espliciti. Un vicolo di un centro storico precluso al passaggio da un cancello chiuso a chiave; Una macchina parcheggiata sempre in un certo settore della strada; il sacchetto della spazzatura posato sempre nello stesso punto del marciapiede. Molti di questi comportamenti non sono del tutto consci, e questo l’ho dovuto riconoscere dal momento che, inconsciamente, ho applicato io stesso il territorial pissing, come molti altri utenti dello spazio pubblico, ognuno a suo modo.
Ho messo mano ad uno spazio incolto, dove occasionalmente qualcuno stendeva la biancheria fra due alberi, qualcuno svuotava -e svuota tuttora- la cenere del braciere, e qualcun altro aveva piantato a proprie spese un bell’albero di fico, e ho fatto un atto di territorial pissing analogo a questi, ma più consistente, programmato e articolato.
Prima di tutti noi odierni, parecchi anni fa, un entusiastico assessore all’ambiente aveva fatto piantare lungo la strada questi notevoli alberi, chiamati Lagerstroemia, che hanno il pregio di fiorire in luglio- agosto, l’unico periodo dell’anno in cui il paesazzo sente di dover fare qualcosa per allietare i turisti, mentre per il resto dell’anno sono del tutto anonimi e discreti, specularmente al paesazzo in cui crescono.
Che ci piaccia o no, quando un essere umano allestisce un orto o un giardino, ma anche quando pianta un albero, o distrugge un’aiuola vicino casa,sta imponendo all’ambiente la propria identità. Se l’ambiente è pubblico, il conflitto terrritoriale è sempre dietro l’angolo. Meno urbano è il contesto, più animalesco è il conflitto.

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