Cittanova, l’aiuola sinergica nel corso del 2019

Durante l’inverno, l’unico periodo di relativa quiete nella gestione dell’aiuola e soprattutto nelle lamentele dei soliti vecchi mugugnoni, Una bella varietà di piante erano già tutte lì, aspettando i primi caldi per esplodere. Una di queste era la rucola, i cui semi erano parte del bottino del viaggio in Sicilia l’anno precedente. Una pianta molto rustica e buona, che appena ha potuto in primavera é andata in fiore, creando un cespuglio bianco sotto la Lagerstroemia.

Un’altra pianta rustica e utile é il topinambour, tubero edule detto anche carciofo di gerusalemme, ma che qui i più anziani tendono a chiamare più semplicemente “margherituni”. Purtroppo nessuno degli steli proiettati verso il cielo dai tuberi che ho piantato a mo’ di siepe sull’angolo più esposto ai venti ha potuto concludere il suo ciclo stagionale con i bei fiori simili a girasoli.
La furia dendroclasta di ignoti non ne ha risparmiato nessuno, ma sono rispuntati da sottoterra la primavera successiva più forti di prima.

Lo stesso destino sembrava colpire i fusti più vigorosi del ricino, con un solo risultato di lungo periodo: alcune piante sono diventate estremamente forti e rubuste.

Al culmine della siccità estiva, quando in teoria più si sarebbe presentato il bisogno di irrigare, le fontane cittadine sono state spietatamente chiuse, un espediente che da una parte può costringere i visitatori a pagare per una bottiglietta d’acqua, se non per un pernottamento o una cena al ristorante, e dall’altra può deviare una risorsa idrica molto maggiore verso i sempre piu numerosi campi di kiwi e di colture orticole varie che hanno bisogno di essere irrigati, a differenza del tradizionale ulivo e dell’antica lecceta tipici della Piana.

C’è un certo rapporto fra densità vegetale in una aiuola coltivata e il suo fabbisogno idrico nei mesi estivi: l’estate 2019 è trascorsa senza innaffiature.


Ma ciò non ha scoraggiato la sopravvivenza delle piante nell’aiuola, poichè a malapena qualche centimetro della superficie del suolo era esposto al sole diretto, e persino quando nell’afoso luglio un anonimo ha squarciato una chioma di ricino lasciando cosi via libera alla luce diretta sulle piante sottostanti, la velocità con cui il ricino ha ricostituito l’ombreggiatura naturale è stata direttamente proporzionale alla forza del sole meridiano. La trattenuta di umidità sotterranea è stata senz’altro favorita dall’apporto di pietre in determinati punti, per esempio attorno al piede della bouganvillea, cosa che le ha peraltro consentito di superare indenne il vento gelido dell’inverno e fiorire l’estate successiva.
Nell’autunno era tempo di pacciamare, cosa per cui è stato utile avere a mucchi proprio al di là della strada una serie di alberi di falso pepe, le cui foglie appassite sono ideali allo scopo.

Il periodo natalizio non aveva colori di fiori per allietare la vista. Unici colori, accesi, quelli di ingenti quantità di immondizia, che purtroppo essendo composta da avanzi delle varie mangiatone di fine anno, ha attirato vari animali affamati dei dintorni, con il risultato che ci siamo ritrovati più volte a ricomporre sacchetti di plastica dilaniati a morsi con tutto il marcescente contenuto sparso fra la strada e l’aiuola, dove fra l’altro cominciava a prepararsi un’esplosione di borragine fiorita.

Prima però sarebbe esplosa la pandemia.

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