La Sindrome di Boa Vista

Si avvicinava il ferragosto, i villeggianti continuavano ad arrivare nel paese, che come tanti altri in Calabria, è composto da una esigua comunità di residenti e da un enorme numero di vacanzieri che, avendo legami familiari con questo posto, spesso hanno ereditato una casa dove stare, che in occasione delle vacanze estive diventa anche un modo per riconnettersi con le proprie origini. Quest’anno, forse a causa della annunciata epidemia che ha chiuso i confini di determinate nazioni, si avverte un afflusso particolarmente massiccio di questa tipologia di visitatori, come meta turistica di ripiego.
Siamo stati poco tempo fa a Zambrone, una località la cui rinomanza è offuscata dalla vicina e ben più nota città di Tropea. Zambrone ospita il miglior agriturismo che un essere umano si possa immaginare in Calabria, il suo nome è Pira-Pora. Ospiti di questo posto meraviglioso per alcuni giorni, abbiamo constatato che il tipo di approccio all’ambiente che abbiamo tentato con l’aiuola sinergica a Cittanova non è davvero unico nel suo genere. Qui le casette che ospitano i villeggianti sono circondate da piante che vivono in sinergia fra loro e con gli edifici; le piante sono pacciamate continuativamente, per cui anche nel pieno dell’estate l’apporto idrico esterno con l’irrigazione è quasi nullo. Le arbustive e le rampicanti ombreggiano gli edifici e le piante più piccole, altrimenti bruciate dal sole implacabile da mattina a sera. Una situazione insomma piuttosto simile a quella che contraddistingue l’ambiente dell’aiuola sinergica. Con la differenza che non tutte le persone trovano questo ambiente piacevole, per quanto paradisiaco. I motivi profondi sono difficilmente scandagliabili, ma quelli più espliciti sono:
1- disordine
2-insetti
3- lucertole, gechi e serpenti.
Per i primi due punti posso dire che la biodiversità di piccoli animali e la contiguità dei microambienti vegetali che la rendono possibile – altrimenti descrivibile come “disordine” in quanto non sempre è possibile distinguere nettamente dove finisce il bordo di una pianta e ne inizia un’altra-, entrambe non hanno molto da invidiare al biotopo ad antropizzazione minima prodotto da anni di esperienza e progettazione permacolturale a Pira-Pora. Per il terzo punto devo purtroppo dire, ma la stragrande maggioranza dei miei concittadini ne sarebbe molto sollevata sapendolo, che nessun rettile schifoso, viscido e strisciante si è ancora avventurato a stare nell’aiuola sinergica. E’ troppo antropizzata, ci sono troppe persone che vagano là attorno, per non parlare dei cani e dei gatti, ci sono troppo poche pietre dove rifugiarsi.
Eppure, alcune persone che sono venute a villeggiare nel paese hanno preso molto sul serio i pericoli veri o immaginari provenienti da quella che deve essere loro parsa una “selva oscura” piena di insidie mortali. E allora ho ripensato ad un episodio che mi raccontò l’ardimentoso fondatore e gestore del Pira-Pora.
Una volta egli si trovava in Brasile, nella foresta, e gli dissero che là vicino c’era un posto che i primi portoghesi arrivati là avevano chiamato “Boa Vista”, che in portoghese presumo significhi “bella vista” o “bel panorama”. Allora volle andare a vedere quale fosse questa bella vista che dava il nome al posto. Quando ci arrivò, fu un po’ deluso, un po’ divertito, perchè quello che vide fu… nulla!
Boa Vista era infatti un punto dove la foresta pluviale era stata abbattuta, ed era di fatto l’unico posto nella zona dove quei poveretti dei portoghesi, abituati ad un territorio fatto di campi coltivati, terreni arati, pascoli brulli, potessero posare gli occhi e riposare lo sguardo, poichè era una superficie “pulita” e priva di anfratti o altro dove qualche fiera pericolosa si potesse nascondere, e, a differenza della foresta imperscrutabile, quel poco di vita che ci potesse ancora crescere sopra era a quel punto chiaramente individuabile, perchè circondato dal niente.
Ebbene, ogni volta che mi accade qualcosa come l’episodio dei vacanzieri odierni che non possono trattenersi dall’eliminare totalmente la vegetazione attorno alla propria abitazione, penso alla storia di Boa Vista, e non so se ridere, piangere o stare quieto, perchè arrancando dietro questo paradigma della pulizia di una superficie intere generazioni si sono dannate e continuano a dannarsi l’anima. Non parliamo solo del campo arato, che è “boa vista” rispetto ad un orto sinergico dove non si ara fra una coltura e l’altra, ma le piante in successione convivono finchè l’una non soppianta l’altra e si nutre indirettamente delle sue spoglie. Parliamo anche del prato all’inglese, che è autoctono solo in un determinato clima, ma siccome è tanto bene assimilabile ad una superficie regolare, milioni di persone nel mondo spendono ingenti somme, tanto lavoro di manutenzione, milioni di ettolitri di acqua e probabilmente miliardi in sedute psichiatriche per poter godere sul proprio territorio della rassicurante vista di una superficie verde e uniforme.
Parliamo delle riviste patinate, non importa di che argomento, che ci presentano le cose come dovrebbero essere idealmente. Le più pericolose a mio avviso in questo senso sono le riviste di moda e quelle di arredamento, ma anche quelle di giardinaggio hanno prodotto davvero una notevole quantità di infelicità e insoddisfazione, per la smania che prende di eguagliare nella realtà quella perfezione astratta mostrata sulla carta – e adesso ancora di più sullo schermo-.
Ma possiamo parlare negli stessi termini anche della pavimentazione stradale, dell’intonaco esterno degli edifici, e di tanti altri aspetti della vita di tutti noi che sono piu o meno largamente condizionati dal fatto che le superfici siano uniformi, omogenee, pulite e prive di anfratti o altre irregolarita che possano nascondere qualcosa di inaspettato. In senso lato l’uso massiccio che si tende a fare di antibiotici è un ulteriore risvolto di questa attitudine, paradossalmente proponendosi di rendere il nostro corpo, o quello dei nostri animali, il meno vivo possibile, onde poterlo gestire più facilmente da una tabula rasa di batteri.
E nella fattispecie del nostro clima le creature che pretendono di nascondersi alla nostra per quanto possibile onnisciente visione, per poi magari uscire di sorpresa, fulminei e sinuosi facendoci sussultare o inorridire, si rivelano essere proprio quelle: lucertole, gechi, serpenti.
Anche se, come ho appena constatato purtroppo nella distruzione di parte importante del patrimonio biologico della aiuola da me condotta, questa attitudine per molte persone sembra sia considerata virtuosa, tanto da gareggiare a chi esagera di più, la vorrò definire in termini negativi, come una patologia, e chiamarla “sindrome di Boa Vista”.

boa vista: totale mancanza di elementi su una superficie, o pochi elementi chiaramente circoscritti.

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...