Aiuola Sinergica Pubblica: Pulire o non pulire?

C’è un certo rapporto fra densità vegetale in una aiuola coltivata e il suo fabbisogno idrico nei mesi estivi: l’estate 2019 è trascorsa senza innaffiature.

Da quando mi occupo della aiuola sinergica, che essendo pubblica è anche accessibile da chiunque, animale o persona, che passi per la strada, si è instaurata una routine basata su due tendenze contrastanti.
La prima è quella propria di persone, ma soprattutto di animali, che per loro natura tendono a entrare con i piedi nell’aiuola, per mangiare qualcosa che vi cresce dentro, o per farvi un bisognino, o anche solo per non dovervi girare attorno. E l’altra è quella delle piante cespugliose, quali la salvia, il rosmarino e la lavanda, che per espandersi hanno bisogno di uno spazio attorno in cui non venga calpestato il suolo e di tempo, mesi o anni, in cui questa condizione tranquilla permanga.
Forse è necessario accennare al fatto che la natura funziona per successioni naturali di piante: in natura non sono previste persone che fanno una buca e ci ficcano dentro un alberello gia cresciuto altrove. In natura ci sono invece in genere piante di vita breve che crescono spontanee e che preparano il terreno, proteggendo il suolo e il fusticino delle giovani piantine che nel tempo sono destinate a raggiungere grandi dimensioni, come gli alberi e gli arbusti perenni.
Nel giardino privato, che è un ambiente estremamente artificiale e controllato, possiamo al limite anche permetterci di mettere a dimora delle giovani piantine in pieno sole, se possiamo contare su un certo dispendio idrico costante durante tutti i mesi estivi, e non abbiamo animali selvatici che possano scavare, sradicare, o altrimenti danneggiare le delicate piante giovani. Ma in una aiuola pubblica, esposta al sole, al vento e agli animali, ho scoperto che ci sono solo due vie per far vivere delle piantine dopo il trapianto:
1- scegliere delle piante già cosi cresciute e con tanta zolla di terra attorno alle radici da permettere loro di sopravvivere al trapianto e ai disagi dovuti a persone e animali – i giardinieri professionali nei parchi pubblici utilizzano laddove necessario apposite reti o sistemi di ganci sotterranei che ancorano le piante travasate per evitare dissotterramenti o addirittura trafugazione-.
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2 – non disponendo di piante gia cosi grandi da farcela da sole, nè potendo contare su sistemi di controllo della trafugazione di piante ad opera di esseri umani o al dissotterramento ad opera di animali, nè su adeguate risorse idriche in estate, rimane la via della natura: lasciare che determinate piante non perenni crescano attorno alla pianta trapiantata, le quali soprattutto nel periodo estivo fungano da protezione nei confronti di agenti esterni di diversa natura.
Questa seconda opzione è quella che maggiormente ho utilizzato finora, in mancanza delle risorse necessarie ad acquistare piante già cresciute.
E così abbiamo ad esempio steli fioriti di malva che crescono fra la primavera e l’estate attorno a giovani piante di alloro e carrubo. la malva è destinata ben presto a disseccarsi, mentre alloro e carrubo potranno continuare a restare protetti dalla valida ombra offerta anche in estate dalle fronde del ricino, che si allungano sopra di essi e ricadono ai lati scoraggiando cosi occasionali disturbatori del suolo.
Il problema nasce qui dal fatto che un giardino tradizionale non puo permettersi di far crescere piante spontanee fra le diverse piante coltivate. E’ accettato che ci sia prato rasato, o selciato, o ciottoli, o piuttosto cemento o terra nuda, ma non altre piante che non siano codificate come ornamentali. Questo, ho con il tempo imparato a riconoscere, da un lato perchè la persona abituata a vivere fra case che circondano piante e non fra piante che circondano case ha bisogno di percepire le piante singolarmente: qui c’è una salvia, e là, separata da questa, c’è una lavanda; dall’altro perchè le piante spontanee rientrano nella categoria delle piante non decorative, delle piante cioè che se anche sono belle di per se, non hanno richiesto un lavoro umano per essere lì a far mostra di sè, come invece una begonia o una azalea, e quindi non hanno diritto di vegetare in un luogo non meno artificiale di un soggiorno o di un tetto di casa, quale è, almeno fino a oggi, il giardino urbano.
Lasciando che piante spontanee primaverili come il ramolaccio crescessero ovunque capitassero ho perciò -ahimè- stuzzicato la prudèrie botanica di tanti concittadini, mio malgrado: se anche avessi voluto, durante il periodo in cui era obbligatorio restare chiusi in casa, fra marzo e maggio di quest’anno non avrei comunque ex lege potuto occuparmi a tagliare il ramolaccio che andava a fiore-.
Il vantaggio è stato d’altronde notevole: il sistema di steli “selvatici” cresciuto attorno a salvia, rosmarino, stevia ed altre piccole piante in crescita ha tenuto lontano sia le persone che quasi tutti gli animali, in particolare gatti e cani randagi, che avrebbero altrimenti facilmente devastato tutto, anche solo camminandoci sopra.
Appena concluso il periodo di lockdown, ecco che ricominciano le lamentele: la borragine sfiorita la devi tagliare via, le erbacce le devi tagliare via, accorcia le fronde del ricino. Ebbene, è all’incirca come se dicessimo ad un muratore che sta costruendo una casa, di togliere via le impalcature, perchè non appartengono alla casa. Ovviamente le impalcature staranno al loro posto finchè la casa non sarà completata.
Naturalmente ci sono diversi artifici per simulare il sostegno fisico delle piante annuali attorno ad una pianta perenne in crescita, nella prassi del giardiniere: la piu tipica è la griglia cilindrica che vediamo nei parchi posta attorno ai tronchi esili degli alberi giovani, o i sostegni lignei che sorreggono e mantengono eretti quei tronchi ancora soggetti ai venti forti ed ad altre calamità. L’anno scorso mi è capitato di utilizzare delle canne robuste conficcate nel terreno per sostenere e proteggere dei cespugli appena piantati, ma ho dovuto constatate che nel giro di pochi giorni queste erano state quasi tutte asportate o abbattute con la forza, cosa che mi ha convinto maggiormente dell’opportunità di utilizzare sostegni vivi, non solo perchè più difficilmente asportabili, ma anche per le loro eventuali utilità secondarie. Ad esempio, attualmente gli steli del topinambour sono sia elementi di protezione per cespugli di salvia, borragine e mirto, sia in se stessi parte di una pianta edibile che potrà in inverno essere eventualmente dissotterrata e consumata.

 

 

 

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