Aiuola sinergica: pubblica? privata? pubblica ad uso privato?

Nel mio paese ci sono situazioni peculiari di uso di suolo pubblico, dovute soprattutto al grado di spopolamento cittadino, che permette a privati di fruire addirittura in esclusiva di interi vicoli altrimenti disabitati. Nella via dove sorge l’aiuola sinergica, via Tarsitani (dal greco antico “Tarsos” che significa “audacia”, quindi: “la via dell’audace”) la stessa dinamica è tangibile per quanto riguarda i numerosi piccoli spazi lasciati liberi da cemento sul marciapiede, e lasciati dall’amministrazione civica al libero pollice verde dei pochi residenti (non emigrati e non ancora estinti) della via alberata.
Di fatto chi abita dietro una di queste aiuole è naturalmente portato a considerare lo spazio immediatamente prospiciente all’uscio di casa una propria pertinenza, che comporta non solo la cura di piante e fiori come se fosse un giardino privato, ma anche saltuarie attività che richiedono un ampio spazio, come stendere le lenzuola ad asciugare o, come molte persone sono solite fare in estate, preparare le conserve di pomodoro o cuocere il sapone in grossi barili pieni di olio fritto e soda.

una abitante della via alberata mentre prepara il sapone


Io stesso e la mia famiglia siamo entrati in questo peculiare contesto dopo aver comprato un piccolo immobile in un vicolo a monte della strada, cosa che ci permetteva di essere quotidianamente a contatto con la aiuola. Da lì è scaturita la voglia di divertirci con il verde pubblico anche noi: ce l’avevamo sotto il naso. Così sono andato al locale municipio e ho chiesto dove rivolgermi per un permesso per gestire un’area verde pubblica, e mi è stato indicato l’ufficio di un addetto all’urbanistica, il quale mi ha assicurato che potevo senz’altro occuparmi della aiuola, altrimenti inutilizzata.

Dopo alcuni mesi, quando avevo ormai cominciato a piantare e pianificare l’aiuola, un bel giorno vengono gli operai del Comune per la pulizia primaverile, che consiste nel tagliare a rasoterra tutto quello che cresce dal terreno e che non ha l’aspetto di una pianta ornamentale. Ed eseguono egregiamente le direttive… nel senso che ovviamente nell’aiuola la maggior parte delle piante non sono ornamentali, e molte sono addirittura considerate “erbacce”.

Per molti, ma non per tutti, anche il dente di leone è un'”erbaccia”


Va beh, ho pensato fra me e me, si vede che il settore urbanistica non ha ancora comunicato con il settore del verde pubblico… e ho continuato tranquillamente a (ri)piantare, seminare, potare, ecc. per alcuni mesi, fino ad un evento piuttosto indecoroso, ovvero il passaggio di un cittadino particolarmente esagitato (da queste parti il caldo estivo può dare veramente alla testa), che ha strappato e spezzato diversi fusti di piante, minacciando in seguito di far radere tutto quanto al suolo dagli operai del Comune.

pianta di ricino oggetto della furia fitoclasta di un cittadino insoddisfatto


A quel punto mi sono recato nuovamente al Municipio, disorientato, e ho scoperto due fatti davvero tristi: il primo era che l’impiegato che mi aveva dato il permesso informale di piantare nell’aiuola era purtroppo da poco deceduto, e il secondo era che l’Assessorato all’Ambiente, che è l’effettivo ente competente per la gestione del verde pubblico, non sapeva niente di affidamento dell’aiuola, essendogli arrivate soltanto delle lamentele informali riguardo l’altezza di determinate piante, nella fattispecie il ricino e il granoturco (a tenere basso il girasole ci aveva gia pensato una ignota creatura di cui in un post precedente).
Fu perciò su invito dell’assessore mia prioritaria preoccupazione (sic!) decapitare le rigogliose piante di granturco, e compilare una apposita domanda scritta, documentata e particolareggiata sull’uso che intendevo fare dello spazio verde pubblico, impegnandomi a prendermene cura per anni cinque e senza lucrarci sopra.

Prima che potessi occuparmi di sacrificare le piante di mais all’estetica dominante, una ignota forza della natura aveva già provveduto ad abbatterne qualcuna


E’ un’ottima prassi adottata da diversi comuni italiani, quella di affidare uno spazio pubblico a un singolo o un gruppo di cittadini, onde utilizzarlo per fini di pubblico interesse. Nel mio caso, la costituzione graduale di una aiuola di piante aromatiche perenni, che essendo compiuta a costo pressochè nullo, e con il metodo sinergico, implica un impegno leggero ma costante, che per ragioni logistiche difficilmente il personale comunale potrebbe mai garantire, è da una parte un ottimo impiego di tempo libero che nel suo piccolo sgrava la amministrazione comunale da una incombenza manutentiva , e dall’altra è una attività di notevole valore culturale, che porta all’attenzione dei cittadini piante altrimenti sconosciute o disprezzate.

fiore di mais sbocciato nella aiuola socio-biotopo a settembre 2018. Da esso non si è sviluppata nessuna pannocchia, causa impossibilità di tenere una pianta alimentare ad alto fusto in uno spazio pubblico urbano.

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