Cosè l'”agricoltura biologica”, e cos’è invece l’agricoltura biodinamica?

il mio follower Luca, nonchè amico e protagonista da alcuni anni di esperienze bukolike in quel di Vesima, in Liguria, mi commenta citando un mio recente articolo in cui cerco di argomentare il tema del rivoltamento della zolla.

Luca:[cit.] “Molti testi di agricoltura biologica ammoniscono severamente che la zolla non va mai rivoltata…” Per esempio quali? Il rivoltamento delle zolle é pratica comune sia in agricoltura biologica che biodinamica. [fine cit.]

Bene, devo premettere che, come forse ho gia scritto da qualche parte agli inizi di questo blog, ho letto negli anni precedenti diversi libri e parlato con diverse persone “bio”, cioè persone che tendenzialmente si crogiuolano in un mondo ideale perfetto fatto di frutti e verdure troppo sani, metodi troppo delicati di agricoltura e allevamento, stili di vita troppo rispettosi di uomini, bambini, cani, gatti, alberi, maiali, api, pesci fin giu nei Phyla zoologici meno affini a noi, tipo i celenterati, i nematodi e gli staffilococchi. Queste persone, che tipicamente si incontrano in Germania e in paesi simili dove c’è un gran rimorso generale di coscienza sia per i misfatti delle guerre passate che per i più recenti rifornimenti bellici nei 4 continenti, rappresentano un target ben preciso, intorno cui da decenni si muovono, nascono e prosperano produttori piccoli e grandi, che portano sul mercato bio, che è parallelo a quello normale, qualunque cosa che è a vederla la stessa come quella del mercato normale, ma se vai a vedere le scritte sulla confezione leggi da dove viene, chi l’ha fatta e in che condizioni umane, che non è stato spruzzato nessun pesticida, che le semenze di origine non sono geneticamente modificate, che la carne venduta proviene da mucche che sono sempre state trattate con amore, munte con rispetto per i capezzoli, portate al pascolo nei prati piu prelibati e infine uccise con dignità. Io per esempio in questi supermercati del “bio” compro il dentifricio “bio”, al limite anche i semi di canapa “bio”. Ma tanta gente, e di solito appartiene a una borghesia medio-alta, ci compra qualunque cosa per qualsiasi cifra, muovendo alla fine un mercato di tali dimensioni che infatti poi in termini di politica nazionale ha anche un peso, se pensiamo alla resistenza che incontrano certi lobbyisti delle semenze gentec a far approvare leggi accondiscendenti per i loro emissari. Fra questi prodotti ci sono anche moltissimi libri, che simili a dei libri di favole, illustrano il mondo perfetto dell’agricoltura a misura d’uomo, dove come per magia la natura nutre l’uomo senza che egli si debba rompere la schiena e sudare sette camicie a zappare, come il Signore premonì ad Adamo mandandolo sulla Terra.

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Questa è una aiuola che ho zappato senza rivoltare le zolle a fine inverno 2013. Dopo 2 mesi, nonostante ci avessi piantato le patate, che si sarebbero dovute cibare delle erbacce in decomposizione, le piante selvatiche rizomatose erano diventate più potenti di prima

Moltissimi appassionati consumatori “bio” però in realtà non hanno la minima idea concreta di quello che accade in agricoltura, non hanno mai visto un campo di grano, non parlano con i contadini… ovvero parlano con dei contadini bio, che sicuramente sono felici di vendere con il prodotto anche la favola del raggiungimento del paradiso terrestre. Scherzi a parte, sono stato fra costoro io stesso vittima ignara di queste favole, che ho creduto piu vere di quello che avevo sotto i piedi, e una di queste favole si intitola appunto “die Geheimnisse des fruchtbarem Boden” ovvero “I segreti della terra fertile”, una favola scritta con termini scientifici, dove i protagonisti erano diversi tipi di lombrichi, che venivano inibiti o minacciati dalle zappe e motozappe cattive, che li ghermivano e ne schiacciavano le gallerie sotterranee, e certi altri esserini microscopici , i funghi micorrizi primi fra tutti, che venivano sballottati in superficie dall’aratro malvagio, perdendo la vita in quel massacro inutile, mentre tante povere piante venivan dall’aratro malvagio sepolte vive, morivano e marcivano, facendo imputridire il suolo. La cosa interessante è che, come tutte le favole, c`è una base di verità, infatti le cose descritte sicuramente avvengono così come sono descritte, in determinate casistiche senza dubbio, ma con un po’ di dimestichezza con l’agricoltura si capisce che le cose che valgono con un certo terreno, una certa esposizione, un certo ciclo climatico annuale, una certa temperatura, un certo tipo di piante, non valgono necessariamente per tutte le altre infinite differenti situazioni alle diverse latitudini e nei diversi climi. Ovvero non si può generalizzare troppo, perchè ci sono tante variabili in gioco. L’agricoltore top, tipo Masanobu Fukuoka, è uno che ha capito questa variabilità della realtà, e dopo una lunga esperienza e comunione con l’ambiente a lui noto finisce per affidarsi all’intuito, lasciandosi alle spalle il pensiero razionale con cui si scrivono trattati. Si puo scrivere forse un trattato sul proprio campo, ma già non sul campo del vicino, figurarsi su un campo posto a migliaia di chilometri di distanza!

Quello che devo correggere qui è l’uso disinvolto di termini evidentemente ben distinti: biologico e biodinamico, ambiti in cui si userebbe il rivoltamento della zolla. Quindi il libro che ho letto non rappresentebbe il mainstream del biologico? e che cos’è esattamente il biologico? così a naso, anche se è una parola ormai abusata che ha varcato i propri confini semantici, sarebbe ciò che è legato alla scienza degli esseri viventi. Quindi presuppone che se si tratta di agricoltura biologica, il contadino si interessa di conoscere tutti gli esseri viventi che vengono coinvolti nelle operazioni colturali, evitando o limitando l’introduzione di elementi non biologici, cioè non vivi, nell’ambiente su cui lavora.

Ma forse il fatto che il libro biologico predicava il non rivoltamento della zolla, e l’agricoltura biologica invece la rivolta, non è questo proprio un segno che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, soprattutto quando si tratta di coltivare frumento, e non zucchini e pomodori?

“Biodinamico” invece, scrivo ancora seguendo l’etimologia e non consultando enciclopedie, sarebbe colui o colei che segue la dinamica degli esseri viventi, e quindi in agricoltura significherebbe l’impostazione del lavoro seguendo i cicli vitali e le abitudini delle diverse piante, in modo che su uno stesso suolo, morta una coltura e raccoltone il frutto, per la coltura successiva sia scelta una specie biologicamente analoga a quello che di spontaneo crescerebbe fra i fusti morti e seguendo le cavità lasciate dalle radici morte.

Forse è corretto dire che biodinamico è sempre biologico?

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2 risposte a Cosè l'”agricoltura biologica”, e cos’è invece l’agricoltura biodinamica?

  1. Luca ha detto:

    Rocco!

    Queste persone fanno agricoltura da circa 30 anni e vivono di agricoltura: http://www.youtube.com/watch?v=nFUnF9fBqCM Il video vale più di 1000 parole….buona visone! 😉

    Luca

    • rocchiggenova ha detto:

      Il video, in cui l’agricoltore Manenti durante un convegno illustra le caratteristiche della sua buona tecnica e della sua etica, sembra molto interessante e certamente apporta informazioni che non trapelano dalla lettura del libro. Purtroppo però ho come molti una scarsa connessione, quindi non posso far altro che postarlo in un post tutto suo, e aspettare che qualcuno sia cosi gentile da fare un sunto fedele dei contenuti, o una trascrizione completa, ancora meglio.

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