RIVOLTARE O NON RIVOLTARE; QUESTO É IL DILEMMA

Un altro frequente tema che può essere ad un tempo assolutamente sensato o assolutamente fuori luogo è quello del rivoltamento della zolla.
Molti testi di agricoltura biologica ammoniscono severamente che la zolla non va mai rivoltata, come si fa nella agricoltura a trattore/ ad aratro, perchè è un grave danno per i microorganismi aerobi sotterranei che sono abituati a stare in un certo strato sotterraneo e venendo piu in giu o piu in su con il rivoltamento muoiono.
Cosa avviene invece nella agricoltura biodinamica: il terreno non viene mai vangato perche sono le piante stesse che si avvicendano sul suolo a smuovere ed arricchire il terreno in profondità. Il contadino quindi deve piantare con un buon tempismo determinate piante su uno stesso terreno, in modo da ottenere un raccolto significante, ed in modo che la coltura successiva si cibi del materiale organico e delle sostanze chimiche lasciate direttamente o indirettamente dalla coltura attuale.
L’agricoltore Manenti, il cui metodo era già stato oggetto l’anno passato di alcuni post con botta e risposta, sostiene appunto di non lavorare mai la terra su cui coltiva diversi generi di verdura. L’unico apporto, di quantità minime e solo in caso di necessità, sarebbe quello vegetale-minerale di litotamnio e quello minerale di solfato di potassio, due tipi di polveri le cui particelle costituiscono verosimilmente la base della micro-catena alimentare che rende il terreno appetibile per le piante.

Ma per il caso Manenti bisogna tenere presenti due fattori importanti, che di solito non si presentano in agricoltura: il fatto che le piante sono prevalentemente in serra, ed il fatto che sono piante da verdura, non sono quindi nè graminacee da campo, nè tuberose da campo, nè alberi da frutto.
La serra corrisponde piu o meno ad un preciso ambiente naturale, che di solito è limitato e rarefatto sul territorio: è quello che si trova appena un po’ discostato da sotto la chioma degli alberi, esposto da una parte al sole, e dall’altra con un muro o un bosco che trattiene umidità e costituisce un riparo da vento, sole eccessivo e sbalzi termici. In questa situazione ideale accade davvero il fenomeno spontaneo della autofertilizzazione del suolo, che accade anche nel bosco, ma essendo qui in genere troppo buio il sottosuolo, le verdure non avrebbero abbastanza sole. In una situazione simile il rivoltamento della zolla non serve, perchè il suolo è continuamente coperto di resti vegetali (foglie, fiori, residui lignei) e in parte minore di resti animali (insetti morti, deieizioni di animali di passaggio e stanziali, microfauna da essi attirata), il suolo sottostante è sempre umido e a temperatura costante, quindi i lombrichi possono tutto il tempo fare gallerie su e giù portando in profondità le sostanze organiche mangiate presso la superficie: i lombrichi funzionano davvero qui come una zappa, solo che il loro lavoro è lento e costante, e non repentino e limitato nel tempo, quindi anche la fauna di microorganismi che vivono sui residui organici in superficie non subisce un grave schock come con l’aratura.
Ma com’è la realtà dell’agricoltura, verdure in serra a parte?
L’agricoltura si svolge nella maggior parte dei casi su superfici piu o meno estese ed aperte. questo sembra essere anche l’habitat adatto ad un certo tipo di piante come le graminacee, che anche in natura crescono in spazi aperti e ampi, e in parte anche per piante come le patate o i girasoli, che si trovano bene in superfici soleggiate in prossimità di alberi o cespugli.
patate, girasoli,mais, frumento, richiedono tutti un terreno soleggiato, smosso in profondità e ricco di sostanza organica anche in profondità (almeno 40 cm). Questo ambiente spontaneo in natura, perlomeno nella mia esperienza, è molto difficile da trovare. Infatti il terreno soleggiato tende si a far crescere graminacee (prato), ma allo stesso tempo attira ruminanti che mangiano gli steli e nello stesso tempo compattano la terra. La situazione ideale viene creata invece da animali grossi che scavano e rivoltano la superficie: primo fra tutti il maiale. Il suino infatti di istinto scava il terreno con il muso alla ricerca di tuberi, insetti e vermi; naturalmente l’atto di scavare non è separato dall’atto di evacuare, quindi lo possiamo vedere come un lento, continuo, macroscopico rivoltamento e ammendamento del suolo. il pollo ha lo stesso identico ruolo meccanico e chimico, soltanto in scala ridotta e quindi inefficace ad estrarre radici e tuberi. Questo ambiente però viene creato spontaneamente da questi animali di preferenza nel sottobosco e in ristrette radure, dove il terreno è piu morbido e humoso, mentre con difficoltà possono intaccare un terreno erboso-aperto, che peraltro ha molto meno nutrimento da offrire.
Da millenni l’uomo neolitico ha preso a rivoltare le zolle con l’aratro, uno strumento tanto importante che la sua introduzione viene considerata l’anno zero della civiltà italica (vedi l’aratro sulla moneta d 5 lire…). Ma è chiaro che non impiegò tutta quell’energia per passatempo. Era perlomeno la cosa piu logica da fare in un sistema economico fino ad un certo punto basato sulla pastorizia: le capre e i buoi si cibavano di una zona pratense, quindi la concimavano, ma anche la calpestavano parecchio rendendola compatta, l’aratro agiva quindi da dissodatore della terra, sotterratore di deiezioni preziose che altrimenti la pioggia (in italia spesso torrenziale) avrebbe dilavato via, e sotterratore di zolla erbosa, che morendo e decomponendosi durante l’inverno costituiva ulteriore nutrimento sotterraneo per il frumento in primavera.
Che ruolo biologico ha rivoltare la zolla nel campo aperto?
Il frumento non è una pianta che perennemente colonizza un campo aperto. Nell’evoluzione della vegetazione di un campo, si assiste in natura, osservando un prato non più tenuto basso dagli erbivori, ad uno sviluppo nel giro di uno o due anni di erbacee “pioniere”, che crescono in mezzo al prato e hanno fusti alti e altrettanto profonde radici fittonanti. Una volta morte queste, il loro spazio sotterraneo viene scalzato da piante perenni, come le ginestre, il rovo o altre cespugliose, che sono a loro volta le preparatrici di zone boscose. L’uomo rivoltando le zolle di prato sin dall’antichità ha programmaticamente interrotto questa evoluzione naturale verso il bosco, in modo da una parte di perpetuare nel lungo periodo la pastorizia stanziale nella propria area, dall’altra di conservare nel lungo periodo, con ciclicità bi- o triennale, uno spazio vitale per il frumento che altrimenti in natura sarebbe molto raro.
D’altra parte l’atto stesso del rivoltare le zolle crea dei microclimi umidi fra zolla e zolla che arricchiscono di microfauna il terreno, e imitano in fondo quello che gli animali scavatori come i maiali fanno scavando solchi nella boscaglia: aprono la coltre di materia organica permettendo a determinati tipi di semi di germogliare. Rivoltare le zolle inoltre, siccome rende irregolare la superficie del suolo, impedisce il dilavamento di sostanza nutritiva che interessa il prato, poichè l’acqua piovana viene raccolta da tante piccole fosse costituite dalle zolle rovesciate.
Non escludo che per determinate razze di frumento possa esserci la concreta opzione di far succedere due colture senza arare, ma, come ho detto, il meccanismo del suolo è quello di far succedere piante fittonanti a piante a radice a raggiera. E dopo le piante fittonanti è difficile far crescere le piante a raggiera senza farle soffocare dalle eredi delle fittonanti, che sono già delle piante cespugliose e legnose!
Un altro fattore da contemplare nel comportarsi con il rivoltamento della zolla è il clima e il tipo di terreno. Se infatti hai a che fare con terreno limoso, argilloso o fangoso, pobero di sheletro, che tende a compattare quando si calpesta o ci piove violentemente sopra, e se l’inverno è mite, subtropicale come nel clima centromediterraneo, ci saranno sempre costantemente piante erbacee perenni che non smettono mai di vegetare, e che prendono col tempo il sopravvento nel campo aperto qualsiasi pianta annuale si coltivi. Se non si rivolta la zolla in autunno, queste erbacee continuano a vegetare, anche se si smuove la zolla pur senza rovesciarla.
Un terreno che non ha bisogno di essere zappato è un terreno ideale, posto in un clima ideale, che -per carità- auguro a tutti di trovare un giorno!

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2 risposte a RIVOLTARE O NON RIVOLTARE; QUESTO É IL DILEMMA

  1. Luca ha detto:

    Ciao Rocco,

    Come sempre, é un vero piacere leggere i tuoi post. Non sto scherzando. Ed anche la tua esperienza attuale in Calabria é una cosa fantastica, ti stimo molto per questo. Come ti stimo per tutte le tue esperienze dirette che stai facendo in ambito agricolo.

    Ció detto peró non posso esimermi dal fare qualche commento al tuo post. Scusami se saró diretto a volte. Estrapolo tue frasi e le commento, cosí a caldo:

    1. “Molti testi di agricoltura biologica ammoniscono severamente che la zolla non va mai rivoltata…” Per esempio quali? Il rivoltamento delle zolle é pratica comune sia in agricoltura biologica che biodinamica.

    2. “perchè è un grave danno per i microorganismi aerobi sotterranei che sono abituati a stare in un certo strato sotterraneo e venendo piu in giu o piu in su con il rivoltamento muoiono.” piú che altro il problema é che la zona fertile é in superfice, non nel sottosuolo. Inoltre nel sottosuolo la materia organica non si decompone bene, e va in putrefacenza, con la conseguente creazione di gas dannosi che danneggiano le radici delle piante, fenomeno molto ben conosciuto da chi opta per il rivoltamento delle zolle.

    3. “Cosa avviene invece nella agricoltura biodinamica: il terreno non viene mai vangato perche sono le piante stesse che si avvicendano sul suolo a smuovere ed arricchire il terreno in profondità” Non é vero Rocco. Anche nell´agricoltura biodinamica c´é chi rivolta le zolle -e chi no, come nel biologico- L´agricolta biologica e quella dinamica si differenziano per altri aspetti chiave. L´agricoltura sinergica, invece non prevede -esplicitamente- la lavorazione del terreno, e si inserisce in quel filone detto del “no tilling gardening”.

    4. “L’agricoltore Manenti, il cui metodo era già stato oggetto l’anno passato di alcuni post con botta e risposta, sostiene appunto di non lavorare mai la terra su cui coltiva diversi generi di verdura.” Occhio Rocco, qui stai affermando il falso. Allora, i Manenti arano il terreno con un ripuntatore ad una profonditá di circa 40 cm. Il ripuntatore é semplicemente un “uncino” che smuove il terreno senza capovolgerlo -l´aratura a versoio, che smuove il terreno rivoltandolo, venne introdotta per la prima volta alla fine del 700 in Inghilterra- Dopo la ripuntatura, fresano il terreno in superficie -sbricciolamento delle zolle- per pochi centimetri.

    5. “Ma per il caso Manenti bisogna tenere presenti due fattori importanti, che di solito non si presentano in agricoltura: il fatto che le piante sono prevalentemente in serra, ed il fatto che sono piante da verdura, non sono quindi nè graminacee da campo, nè tuberose da campo, nè alberi da frutto” Mi spiace ma anche questo é in parte falso. I Manenti coltivano 7 ettari di terreno, di cui 4 all´aperto e 3 in serra. Inoltre hanno parte di questo terreno é dedicato ad alberi da frutto.

    6. “Da millenni l’uomo neolitico ha preso a rivoltare le zolle con l’aratro, uno strumento tanto importante che la sua introduzione viene considerata l’anno zero della civiltà italica” FALSO! Questo é proprio un grande errore. Per favore leggiti “La terra é viva!” di Mario della Rocchetta, o gli studi di Giulio Del Pelo Pardi (http://www.treccani.it/enciclopedia/del-pelo-pardi-giulio_%28Dizionario-Biografico%29/) che si é andato a tradurre i latini dove spiegavano le loro tecniche agricole. Ebbene, se farai questo genere di studi, scoprirai che il rivoltamento delle zolle é una tecnica relativamente recente, e che le tecniche agricole pre-Romane non solo esplicitamente non prevedevano il rivoltamento delle zolle, ma addirittura prevedevano il lascito sul terreno dei resti delle vecchie coltivazioni a mó di pacciamatura! E se proprio vuoi, leggiti “Alle radici dell´agricoltura” di Cristina e Gigi Manenti. Il libro é corredato da diversi studi del CNR e dell´universitá di Torino, che hanno studiato a fondo i loro terrei e le loro pratiche di non-concimazione e non-rivoltamento del terreno.

    7. “sotterratore di deiezioni preziose che altrimenti la pioggia (in italia spesso torrenziale) avrebbe dilavato via, e sotterratore di zolla erbosa, che morendo e decomponendosi durante l’inverno costituiva ulteriore nutrimento sotterraneo per il frumento in primavera.” Rocco mi spiace ma anche qui ci sono cose che non sono vere. Primo, le antiche tecniche per esempio di concimazione -come avviene in natura- si basavano appunto sul lasciare “grumi” di concime qui e la -appunto come avverrebbe in natura- Quindi in natura non c´é alcun sotterramento di deiezioni. Inoltre, la zolla messa sotto terra semplicemente imputridisce e non si decompone correttamente! Tieni presente che la decomposizione avviene “sul terreno” (al contatto con l´aria) e non “sotto il terreno” (in ambienti privi di aria) Prendi ad esempio il compostaggio. Di solito per ogni parte “umida” che si mette, poi si introduce una parte “secca”, ed il compost deve sempre essere arieggiato. Esattamente ció che avviene con deiezioni lasciate decomporre e umificare SUL TERRENO e non SOTTO IL TERRENO. Fai delle prove se vuoi e fammi sapere.

    8. “Se non si rivolta la zolla in autunno, queste erbacee continuano a vegetare, anche se si smuove la zolla pur senza rovesciarla. Un terreno che non ha bisogno di essere zappato è un terreno ideale, posto in un clima ideale, che -per carità- auguro a tutti di trovare un giorno! ”
    Ma anche questo è parzialmente vero. Le piante, in Calabria come in Germania, ed in ogni altra parte del globo hanno, per vivere, bisogno prima di tutto della luce. Se tu levi ogni forma di irraggiamento luminoso, le piante muoiono e si decompongono e diventano humis-se c’è abbastanza aria a disposizione- Questo succede per esempio con un’ ottima pacciamatura del terreno. E qui con pacciamatura intendo uno strato di 15-20 cm (o anche di più) )di materiale come sfalciato d’erba o simili da mettere sulle piante che vuoi eliminare.

  2. rocchiggenova ha detto:

    grazie Luca di tutte queste precisazioni e informazioni nuove. La cosa migliore è di cercare di discutere i tuoi punti separatamente in dei post specifici, sennò facciamo una gran confusione. Vedi post seguenti

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