Come si usa il fuoco

 

 

Nel corso dei primi mesi del 2013 ho avuto la fortuna di poter utilizzare in piu modi una vecchia cucina economica. Cosi viene chiamata quella struttura di metallo che funziona come una stufa, ma ha un volume ed una superficie piu grande, e quindi permette di sfruttare il fuoco in piu modi contemporaneamente.
 Qui da noi in Terzo Mondo Europeo, dove la convenienza del gas o dell’elettricità per riscaldamento e cottura non è più così scontato come in passato, e in compenso c’è parecchia legna in giro, il ruolo della donna di casa o comunque dell’individuo che amministra la cucina a legna è destinato a mantenere e aumentare il suo prestigio, considerato tutto il daffare e la perizia che in genere richiede la gestione ottimale e a tempo pieno del fuoco.  

 Durante i freddi giorni invernali si è definita una  certa routine legata all’uso della cucina economica.
Appena alzato dal letto (non troppo presto, di solito metà mattinata) cercavo di sfruttare le braci della sera prima cacciandoci sopra rametti secchi di ulivo. raggiunta una fiamma abbastanza sicura di non spegnersi ci bollivo il caffe o il the. Nel corso della mattinata rinforzavo il fuoco con pezzi piu grossi di olivo. Quando ero sicuro che c’era abbastanza brace per continuare a consumare un blocco robusto di legno, lasciavo la camera ardente piena e uscivo, per tornare solo la sera con il buio, non senza aver posto sopra il piano un recipiente metallico ricolmo di acqua mantenuta tiepida dal fuoco.
tornato a casa fra le 5 e le 6 di sera, usavo l’acqua tiepida di cui sopra per lavarmi ed eventualmente lavare i piatti, quindi rimpolpavo il fuoco con pezzi di leccio ma soprattutto con sottili travetti di castagno che ho recuperato da un vecchio tetto in demolizione l’estate scorsa e tagliato di misura per la stufa. Mettevo l’acqua per il the, poi facevo dell’altro e solo verso le 9-10 di sera aggiungevo altra legna fine per fare fiamma e cucinare la cena. Ma se volevo fare una zuppa di verdure per cena, non era necessario, perche il calore della brace ardente era sufficiente, ed era invece necessario cominciare a mettere la pentola sul ripiano qualche ora prima di cena.
 Il resto della serata, di solito passata a lavorare la creta o altro lavoro sedentario vicino al fuoco, era un periodico aggiungere legna di leccio, che fa brace meglio dell’altra. Nella brace mettevo gradatamente gli oggetti di creta da cuocere, che erano stati posti precedentemente sul ripiano caldo una mezz’ora per asciugare, e  che restavano là dentro fino al mattino successivo quando smuovevo la brace per riaccendere il fuoco.
Fra le importanti cose di cui mi sono reso conto solo sbagliando ripetutamente, è che il legno è umido anche quando è secco. e piu umido è, e piu spesso è, meno direttamente lo si deve mettere nel fuoco. Perciò dopo un pò ho preso a mettere i pezzi piu voluminosi sopra la stufa, in modo che si scaldassero fino a carbonizzare alla base, e solo allora li ficcavo dentro, ma non sopra il fuoco o la brace, bensì accanto ad essa, finchè il legno era pronto ad accogliere la fiamma senza fare fumo.
Fondamentale è disporre di una quantità critica di legna sottile e che brucia vivacemente, come olivo o abete, la quale produca all’inizio una quantità minima di brace, dopodichè si può gradualmente iniziare ad avvicinare la legna grossa alla brace, e nel contempo si deve continuare a nutrire la brace con legna fine e relativamente asciutta.
Se la legna grossa è troppo umida, e non si mette abbastanza legna piccola per fare continuativamente il calore neccessario ad asciugarla, può anche accadere che la legna e la brace che bruciano vicino al ceppo si esauriscono prima che il ceppo stesso sia pronto ad infiammarsi.

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