gennaio 2013

Sono tornato a Cittanova solo verso il 10 di gennaio. Pieno inverno quindi, diranno i miei piccoli lettori. Beh si, di giornate veramente fredde ce ne sono state un paio, e non c’è un solo giorno senza pioggia, ma quello che colpisce nella natura circostante è che alcune piante, come il piccolo sambuco piantato un anno or sono, non hanno affatto perso le foglie finora, o non del tutto, e giá le nuove gemme in alcune verdeggiano, per esempio nel nocciolo.

una delle piante di viburno che fiorisce a gennaio

una delle piante di viburno che fiorisce a gennaio

Premetto che il gennaio porta con sè una certa consapevolezza di come la situazione socio-economica contingente mi porti a trascurare aspetti piu sperimentali del vivere bucolico, i quali possono senz’altro proseguire a coltivare coloro che gia hanno rendite, pensione, eredità, un buon impiego sine cura, dei finanziatori o una strabordante fiducia in quello che stanno facendo (e di conseguenza dei finanziatori/investitori).
Per quel che mi riguarda il 2013 inizia con la peggiore doccia fredda, realizzando come isolati culturalmente nel profondo inerte sud si muovano i miei vaneggiamenti bucolici, e come le mie energie in questi tardivi sprazzi di giovinezza possono forse essere impiegati in ambiti piu proficui della compagine civile.
Detto in altre parole: senza denaro qui in campo agricolo non si puo sviluppare seriamente un bel niente di futuribile, e anche solo la nefasta tassa sugli immobili denominata IMU, e le spese minime indispensabili alla manutenzione periodica del terreno, diventano una spesa che toglie motivazione. D’altra parte mi ero proposto un anno fa di venire qui a fare arte, e invece la bukolika mi ha assorbito piu del sufficiente, seppur con scoperte e momenti di grande interesse. Essa è stata nel 2012 per cosi dire la mia forma di arte, gratuita e accessibile a tutti tramite internet a codesto indirizzo web, http://www.bukolika.wordpress.com.

Tornando a bomba, la prima metà di gennaio è estremamente piovosa, e per preferenza e per necessita preferisco trascorrerlo lontano dalla terra. Cionondimeno a intervalli regolari vado a prendere le uova. ! Ma non avevano smesso di deporre?? Beh, questo era quello che credevo, ma durante la mia assenza evidentemente le galline hanno ritrovato la regolarita del loro “ciclo mestruale”, tornando a deporre, oppure non hanno mai smesso di fare uova in giro, e per qualche motivo fino alla mia partenza a natale hanno evitato di deporre nelle apposite cassette dentro il pollaio. Va beh, può darsi che la maggiore stabilita delle deponiere, ora fissate alle mura portanti e non piu traballanti, abbiano aiutato le galline a scegliere il posto giusto.
Fatto sta che quando sono tornato a gennaio, ed erano state cibate solo dei resti del pranzo di natale dei parenti di cittanova gentilmente portati loro, le galline avevano deposto una quindicina di uova nel giro di una settimana! Nel frattempo però un gallo se ne’era andato, nel senso che gli si è incancrenita penosamente la gamba, ed è stato ucciso (e mangiato) fra natale e capodanno. Erano mesi che zoppicava, chissa quanto ha sofferto tutto il tempo – sempre che questi animali soffrano alla maniera umana – qui i pareri sono quantomai discordanti; a me francamente sembra che non soffrano come noi, ma non ci giurerei.

Altre novità: prima di natale avevo estirpato alcune piantine spontanee di chelidonia, la magica pianta dalla linfa giallo acceso, che combatte le verruche. Ora alcune di esse continuavano a crescere nel vaso dove le avevo sistemate in previsione di un trapianto in un punto a loro congeniale, cioè in zona umida in mezzo alle pietre.

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Sempre nei vasi alcune talee di salvia e di verbena (o erba luisa) sembravano aver attecchito e già presentavano dei teneri germogli sugli steli secchi.

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ill 17 gennaio mi attendeva una brutta sorpresa: due delle quattro galline mancavano all’appello, e ben presto, stesa sulla parcella di oliveto ad esse riservato, riconobbi la carcassa orribilmente sbranata di una di esse. Dell’altra nessuna traccia, ma tante penne un po’ dappertutto, anche dentro il pollaio. Ne ho dedotto che nottetempo un animale tipo una faina o un tasso deve essersi introdotto nella casetta ed acchiappato la poveretta, trascinandola lontano fra gli olivi prima di darle il colpo di grazia e sbranarla. riprovevole a mi avviso è il fatto che il predatore non abbia avuto la creanza di finire di divorare la sua preda, infatti la carcassa era smangiucchiata dentro il torace fino alle intestina, ma le cosce erano intatte! Come provvedimento, neanche tanto convinto, ho chiuso con delle pietre e dei pali una buca sotto la rete di confine, da cui ho intuito che la fiera potesse essersi introdotta, e per la notte ho rinchiuso i superstiti 3 volatili dentro il pollaio con scorte di granone per un paio di giorni. Poi ho pensato di rischiare nuovamente a lasciarli fuori, ed ecco che il 25 arrivo e vedo in lontananza fra gli ulivi un sacco di piume sparse sul prato. Ho pensato, mentre dentro la testa girava una di quelle musiche da film dell’orrore prima di trovare un cadavere dietro una porta : mo è fatta, fine esperienza con i polli.

le tracce di un'aggressione ai danni di un gallo

le tracce di un’aggressione ai danni di un gallo

E invece erano tutti e tre ancora vivi. Ma a guardare bene… il gallo e una gallina erano DENUDATI. in entrambi un fianco era privato del piumaggio, e ho presunto che il colpevole fosse lo stesso essere di cui sopra, probabilmente una volpe. Beh, omunque c’è da andarne fiero, che i miei polli sopravvivano a questi attacchi!

A proposito, ho notato a margine dell’accaduto che sotto le cassette per deporre le uova dentro il pollaio il terreno è stato occupato da una colonia di topolini. E quale domicilio migliore per dei granivori in inverno: devono solo essere svelti abbastanza da non farsi beccare dai polli, nel tragitto fra la mangiatoia e l’entrata ai loro cunicoli sotterranei.

Ho concimato con il letame suino comprato, ma soprattutto con il gratuito liquame che si tira via periodicamente dal pollaio, gli alberelli che se ne sarebbero rallegrati, in particolare quelli sempreverdi: i bossi, i viburni, i fejoha, i pompelmi e gli aranci.

Gli ultimi giorni del mese a dispetto della tradizione dei giorni della merla, sono stati eccezionalmente miti e asciutti: questo mi ha spinto ad approfittarne per zappare laddove presto sarebbe stato utile avere aiuole pronte per piantare qualcosa, in particolare fave e patate.

una parcella di terreno attorno ad un giovane gelso vangata a fondo onde piantarvi patate

una parcella di terreno attorno ad un giovane gelso vangata a fondo onde piantarvi patate

L’area circoscritta ormai da un anno dalla struttura a igloo ricavata dall’intreccio di rami di ulivo in particolare era parecchio bisognosa di essere zappata e mondata di rovi emergenti e erbacce.

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Anche grazie all’aumento delle temperature ho avuto una simpatica sorpresa saltata fuori dalle zolle, in forma di verde Raganella (Hyla intermedia).

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Sarebbe fantastico se animaletti come questo restassero in zona in estate, quando ci saranno miliardi di zanzare e mosche dell’olivo da mangiare…

Cosa ho mangiato a gennaio?
– un solo albero seppur ancora piccolo ha prodotto abbastanza da sfamare di pompelmi due-tre persone. Un’altra piccola gioia, regalata presumo dal letame aggiunto al terreno circostante nella primavera precedente.
Razza, in italiano “Ravizzone” (Brassica Rapa Campestris), è ottima, quotidianamente, cotta assieme ai legumi, o anche da sola, sbollentata e in padella con l’olio.

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pollo, parti surgelate del povero galletto perito a fine dicembre
uova
limoni a chili, e tutti da una sola pianta!

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