Orti di Vesima, gennaio 2013

A Vesima, località impervia fra Voltri e Arenzano, ho visitato una delle esperienze più belle almeno della liguria in fatto di sperimentazione colturale indipendente, oltre che un bel esempio di associazione civile davvero futuribile.

Durante il mio breve soggiorno nel Genovesato fra Natale e Capodanno infatti, il mio amico Luca, che collabora nella valle di Vesima ai progetti di coltivazione sinergica insieme ad altri volenterosi associati, ha voluto mostrare a me e ad alcune altre persone quello che stanno facendo là.

Al primo impatto le aiuole coltivate, siano esse a riposo o verdeggianti di fave giovani o quant’altro, ricordano nella forma e nelle dimensioni i tumuli che si incontrano altrimenti nei cimiteri: sono mucchi di terra oblunghi su cui è severamente proibito camminare o comunque esercitare una pressione, e che è parimenti proibito anche solo smuovere. Infatti quei mucchi rappresentano un sistema che si dovrebbe autogestire nell’arco di diversi anni, tramite una studiata successione di colture di cui l’una nutre la successiva (questo a grandi linee il concetto).

Sui mucchi, fra i quali gli stretti spazi rappresentano le vie calpestabili, si adagiano i tubi di pvc neri che presentano piccoli fori, con cui da una fonte in alto per caduto si irrigano a goccia secondo il fabbisogno della stagione.

I mucchi sono costantemente ricoperti da uno strato sottile di paglia, che funge da pacciamatura e da fertilizzante man mano che si decompone. Viene anche mano a mano ricoperto da un nuovo strato in modo che non sia mai il terreno del tutto nudo.
La terra di cui son composti i cumuli è continuamente “vangata” e concimata dai lombrichi ed altri abitanti del sottosuolo, per cui la zappatura periodica diventa superflua, come anche la pulizia dalle infestanti.

Sono piuttosto sicuro che sul terreno da me questo sistema non funzionerebbe mai. un motivo è che il terreno e estremamente permeabile, quindi se il mucchio è piu in alto dei solchi, in estate dovrebbe venire innaffiato continuamente, a rischio di disseccarsi in pochi minuti nel caso sia situato in pieno sole.
In generale mi posso immaginare che il sistema può funzionare qui sul litorale ligure, ove i terrazzamenti offrono una posizione soleggiata per metà giornata, se non meno, e quindi l’evaporazione è meno brutale che in pianura. Inoltre qui la terra è più argillosa e decisamente strutturata, quindi trattiene meglio l’acqua di irrigazione. Essendo poi tendenzialmente compatta, si giova particolarmente dell’azione dissodante dei lombrichi.

Un’impressione delle esperienze che si fanno a Vesima si esume dal blog su cui pubblica a volte Luca, Sulle orme dell’Agricoltura naturale”

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Una risposta a Orti di Vesima, gennaio 2013

  1. Luca ha detto:

    Ciao Rocco, bene che ti è piaciuto molto la visita a Vesima. Bene, ora sto affinando le mie conoscenze, e qualche modifica penso la farò agli orti. Prima modifica: bisogna profanare un pochino “l’intoccabilità” della terra, nel senso che alla terra va un po’ arieggiata prima delle semine, altrimenti non ne usciamo. Gli ortaggi hanno tempo brevissimo per crescere, svilupparsi nel loro splendore, tutto questo in 2 o 3 mesi. Quindi se il terreno è compatto ciccia…è molto complicato, non cresce niente. Quindi punto primo: terreno arieggiato prima della semina. Poi il sole è fondamentale, e quindi diventa molto complicato seminare sui bancali direttamente da seme se c’e’ la pacciamatura. io tutte le volte che c’ho provato…boh non ho avuto molta fortuna. Una idea alternativa è seminare tramite piantine da trapiantare. Questo ha molto piu’ senso. Prima del trapianto però è necessario, con una mini vanghetta, “rasare” via eventuali piante spontanee sul terreno. Questo non perchè bisogna evitare le erbacce, ma sarebbe bene che le erbe spontanne (o erbacce) non vadano a “levare” il sole alle nuove piantine appena trapiantate. Poi le erbe tagliate via, dopo il trapianto, le si potrà ripoggiare sul terreno a mò di pacciamatura. Ripeto: bisogna “rasare” via le piante superficiali a mò di rasatura, non come “zappatura”. A questo punto gli ortaggi trapiantati cresceranno prima di ogni altra erba spontanea, e quindi agli ortaggi non verrà levata alcuna luce. Se poi intorno agli ortaggi crescono anche le erbe spontanee, ancora meglio, anzi è proprio auspicabile che questo succeda! (vedere gli studi di G. Putzolu sul legame tra ricchezza microbica del terreno e fertilità) Ciao!

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