giugno 2012

A giugno si è fatto un po’ di cose in ritardo, che hanno reso difficile o impedito del tutto la crescita e la resa delle piante.
Solo ad inizio del mese, infatti, si è riusciti finalmente a decidere dove piantare gli alberi da frutto, che intanto soffrivano la carenza d’acqua nelle loro limitate zolle di pane di terra. Ciononostante un susino, un gelso e un fico fra di essi riuscivano a iniziare la fruttificazione, e proseguirla con successo dopo il trapianto!

il piccolo fico non ancora trapiantato porta già dei bei frutti!


Un’altra importante azione è stata nello stesso periodo il trapianto delle restanti piante da siepe sulla strada, cioè bossi e viburni, compiuto dai gentili ospiti inglesi da Novocastro, mentre contemporaneamente i cespugli di salvia che negli ultimi 2 anni avevano avuto modo di espandersi sono stati ridimensionati a colpi di cesoia ricavandone una gerla piena di foglie, buone per molteplici usi erboristici, culinari e casalinghi.

sul bordo strada è stata piantata una serie di giovani corbezzoli, dalle foglie finemente seghettate e i rami rossi, e fra questi successivamente sono cresciuti i fagioli rampicanti e i girasoli.


Un’attività pressoche giornaliera a giugno è stata la raccolta delle more di gelso, tutte da un unico albero, che è stato piantato solo 3 anni or sono, ma per qualche motivo è straordinariamente prolifico. Importante è raccogliere i delicati frutti neri-scarlatti la mattina, prima che le lucertole dopo il sorgere del sole si arrampichino a papparsele prima di noi.

more di gelso


Con i frutti abbiamo fatto soprattutto marmellata, ma una piccola quantità è stata seccata al sole, onde avere di uqesta frutta a disposizione anche in inverno rinvenendola in acqua calda.
Era ora di piantare le ultime piante della primavera, prima che fosse troppo tardi per la loro produzione…. veramente ERA già troppo tardi per angurie, zucchini e zucche. Le prime le ho trapiantate in un quadrilatero di terra appositamente vnagato e concimato in profondità, e annaffiato per un mese quasi giornalmente ma a fine luglio non hanno ancora neanche iniziato a fruttificare. Gli zucchini comprati già con la zolla una volta trapiantati hanno se innaffiati in pochi giorni iniziato a produrre fiori, ma solo fiori maschili, ciò probabilmente dovuto nono solo al ritardo del trapianto, ma anche alla mancanza di concime o composto che per giusto si dovrebbe aggiungere alla terra della zona del trapianto. Ancora peggio per le zucche, che ho piantato un po’ ovunque dove ho ritenuto che il sottosuolo offrisse un minimo di sostanze nutritive consistenti -siccome le zucche sono molto voraci sottoterra- : la maggior parte È cresciuta stentatamente, soffrendo della siccità e -azzardo a dire- del troppo sole. Anche se crescono sopra un mucchio di composto, l’umidità È cosi bassa che la chimica che deve avvenire nel composto per ristorare le sue radici certamente non avviene affatto…
Nel posto piu riparato dal caldo che mi è riuscito di individuare, al lato nord della casetta, ho sistemato a mo’ di vivaio tutte le piante in vaso che ancora non ritenevo pronte per essere collocate in piena terra; fra esse diverse piantine di melo cotogno nate dai semi dei frutti dell’autunno scorso, alcune talee di salvia e di erba limoncella, piantine di nespolo, timo, viburno.

Di regola trascorrevo le prime ore della giornata, o anche prima delle prime ore, a innaffiare diligentemente tutte le piante, in particolare quelle piantate da poco, usando due innaffiatori da 12 litri ciascuno, riempiti piu volte dalla cisterna dell’acqua. Oltre le 10 del mattino sarebbe stato sconveniente lavorare all’aperto, e ho cercato di fare quello che dovevo fare non oltre quell’orario. Insomma, in giugno è dura in campagna, perche il caldo è spossante e porta con sè un sacco di fastidiosi insetti che non ti danno pace.
Un’occupazione molto comune in quel periodo è di tagliare l’erba con la falce, in modo da tenere il terreno transitabile da auto e pedoni entro la parte sud del terreno, che è quella più antropizzata.

mese di giugno, falce in pugno


La zona nord della proprietÀ invece è lasciata libera di crescere ed esprimere la successione spontanea delle piante a vita breve: dove in inverno e primavera era erba, si innalzano in alcuni punti steli di graminacee di diversa specie, in altri invece si affermano piante di trifoglio, che inizialmente allargate a livelli del terreno, nel corso del mese si ergono con i loro fusti esili e prensili per far svettare i loro fiori bianchi e globosi. Altri fiori, dalla corolla gialla globosa e i petali bianchi o gialli, compaiono un po’ ovunque isolatamente per scomparire entro l’inizio di luglio. Dove non sono i trifogli, altre leguminose trovano spazio vitale a spese degli steli delle graminacee morenti o morte, sono una sorta di pisello rampicante, con grappoli di fiori violetti.

Fra le graminacee mi ha impressionato una specie la cui sommità fiorita se sfregata ricordava la fragranza del cacao. Nella zona dove finora vegetava il cavolo selvatico, ora dopo la maturazione dei semi la pianta con un robusto stelo semilegnoso moriva lasciando una distesa scheletrica che nessun’altra pianta sembrava pronta a rimpiazzare.
Un’altra attività è stata lo scavo di una buca piuttosto profonda nel punto centrale del terreno dove ho deciso di costituire una zona umida- per non dire stagno. Le motivazioni che mi sono venute sono molteplici. Una delle piu importanti, trattandosi con me di un esteta, è che …uno stagno è bello! un’altra meno astratta è che una zona umida può stabilizzare gli alti e bassi idrici dell’area, immagazzinando qualche migliaio di litri di acqua piovana in inverno e potendola rilasciare attorno lentamente nella stagione secca sia attraverso la vegetazione circostante che se ne giova, sia manualmente in forma di annaffiature.
Inoltre uno specchio d’acqua permanente in loco puo permettere il costituirsi di una biodiversità molto maggiore di adesso, includendo un sacco di animali utili, in primis il rospo comune, che altrimenti non potrebbero trovarsi a loro agio qui nella stagione calda e secca.
Ma come far arrivare qua in questa landa desolata e secca il rospo comune, che nella stagione delle pioggie è per lo più in letargo in qualche anfratto di fiume, lontano chilometri da qui? Mi è ritornato in mente un’esperienza che ho fatto da bambino, quando feci compire a casa sul balcone di casa la metamorfosi ad un certo numero di girini di Rospo comune, e nei due anni successivi scoprivo con estremo stupore che uno di questi rospi durante la stagione riproduttiva tornava come spinto da un perfetto radar interno esattamente nel punto dove aveva abbandonato la vita acquatica, sfidando adirittura la forza di gravità per raggiungere il secondo piano di un palazzo!
Sulla base di questa conoscenza, ho trascorso alcuni piacevoli pomeriggi nella frescura offerta dal torrente Vacale, alcuni chilometri distante da lì, e nelle anse del corso d’acqua ho raccolto qualche decina delle migliaia e migliaia dei piccoli natanti neri da cui in alcune settimane si sarebbero sviluppati dei minuscoli esseri saltellanti. Li ho trasferiti nel punto piu profondo e umido della buca dove in futuro si dovrebbe costituire lo specchio d’acqua, provvisoriamente contenuti in un capiente contenitore di plastica che un tempo serviva ripieno d’acqua a tenere in piedi un ombrellone. Entro la fine di giugno cominciavano a saltellare dentro la buca diversi rospetti, assieme ad alcuni esemplari di Rana dalmatina finiti da girini per sbaglio in mezzo ai girini di rospo.

un giovane esemplare di Rana dalmatina


Cosa si è mangiato in giugno? L’inizio del mese è stato allietato dalla raccolta e consumo delle fave dai due diversi letti dove erano cresciute negli scorsi due mesi. More di gelso a parte, di cui ho gia riferito, Il 23 giugno erano maturi i primi lamponi, e l’unica pianta già pienamente produttiva dopo due anni dall’impianto continuava a maturarne giornalmente ancora per le 3 settimane successive.

i lamponi in via di maturazione.


Inoltre a fine mese cominciavano a cadere i dolcissimi frutti dell’albicocco. La mattina del 27 giugno inaspettatamente uno dei tre galli impiegati nel Chicken-tractor veniva trovato esanime, colpito da quella che a me è sembrata una paralisi generata da un trauma cerebrale. Probabilmente è stato colpito con violenza alla testa da uno dei sue due compagni di prigionia, peraltro finora assolutamente rispettosi gli uni con gli altri. Dopo breve agonia è passato a miglior vita, ed io ho colto l’occasione per conoscere il gusto di un pollo VERAMENTE ruspante, cioè dalla mattina alla sera fuori a beccare. Dopo averlo liberato del sangue e della pelle, ed utilizzato ad uopo il sangue per arricchire la composta, la sera stessa il magro corpicino era in buona parte già in pentola con acqua e verdure varie per costituire un brodo caldo.

la povera carcassa del galletto tramortito


Era un gusto decisametne selvatico, poteva essere scambiato per un fagiano, o altro volatile di radura, aromatico e quasi asprigno.
Oltre a ciò si poteva contare su una certa quantità di buona lattuga, piantata a suo tempo dal signor Pannell, e delle prime patate, venute alla luce per caso da sottoterra, grazie all’istinto escavatorio dei polli: all’interno del recinto una pianta di patata dimenticata e successivamente distrutta dal lor olavorio delle zampe e del becco ci donava il suo frutto sotterraneo, che a prima vista avevo scambiato per le prime uova prodotte dalle galline, che infatti sembravano ormai prossime alla maturità sessuale. A chi fosse piaciuto, c’era anche del coriandolo da raccogliere, che è una foglia simile al prezzemolo con un aroma molto particolare, che io personalmente ancora non sono riuscito ad apprezzare, e un po’ ovunque le capsule dei fiori di papavero, contenenti i semi bluastri, molto usati nel pane e nei dolci in norderúropa.

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