marzo 2012

A marzo in campagna si cominciava ad avere del bel tempo. Quando sono arrivati Julia e Kenta dalla Germania per qualche settimana, ci siamo con passione dedicati a diverse cose da fare assieme all’aperto.
 Io e Kenta ci siamo occupati per alcuni giorni di costruire un tavolo a costo zero, utilizzando solo vecchissimi tronchi di castagno che un tempo costituivano la struttura interna del tetto della casetta. Ci siamo ispirati al tipico modello di tavolo in uso presso i boy scouts ( o almeno fra quelli italiani), utilizzando come cavicchi rami di ulivo sagomati a forma di chiodo, e una volta terminato eravamo molto fieri di noi stessi, perche ora potevamo civilmente sederci ad un tavolo per mangiare, bere e discutere, mentre finora fuori della casa si stava in piedi o buttati sulla terra – che è qui assai melmosa, o polverosa a seconda del tempo -.

il tavolo dei boyscout ripreso alcuni mesi dopo la sua erezione.


Nel mentre Becky e Julia si occupavano piu specificamente delle piante, sia continuando l’opera di disboscamento intorno ai piedi di olivo e sui confini, ma soprattutto potando gli alberi e usando altri piccoli accorgimenti per i giovani alberi, come distanziare i rametti principali in modo da sviluppare meglio i futuri rami principali fruttiferi.
 Nello stesso periodo, in luna crescente, mi sono cimentato in un’azione singolare, che mi è riuscita al primo tentativo, e spero che non sia la fortuna del principiante: ho innestato cioè un pezzo di pero proveniente da Genova in uno dei tre rami principali del pero selvatico che vegeta al confine-strada della proprietà.

un tipo di pero innestato sopra un pero franco, cioe nato da seme. una fine operazione di ingegneria genetica, in questo caso meravigliosamente riuscita!


Il tempo per le tre settimane centrali di marzo era straordinariamente caldo e soleggiato (siamo giá andati in mare), tanto che è parso un’impresa disperata far germinare in piena terra le fave intorno ad uno degli olivi liberati dall’intrico di rovi, infatti non si faceva in tempo a innaffiarli che il terreno era già asciutto e polveroso, come di deserto.
 I pulcini potevano stare tutto il tempo fuori sotto la nostra supervisione, e cibarsi della giovane erbetta che spuntava ovunque intorno alla casa, nonchè delle larve che venivano alla luce da sottoterra con i lavori di dissodamento del terreno attorno agli olivi.
Dopo il tavolo io e Kenta iniziavamo a costruire la casa delle galline, sempre utilizzando solo il materiale gia disponibile in loco, premettendo che pochi giorni prima avevo ricevuto da una impresa edile un bel po’ di mattoni rotti e altro materiale ricavato da una demolizione. Con il materiale pietroso abbiamo descritto il perimetro di base, su cui abbiamo montato gli angoli e su di essi fissato del perlinato per le pareti. Il tetto è stato composto con tegole di cotto già anch’esse disponibili sul posto, un tempo costituenti il tetto della casa.

la “kenta-Haus” alcuni mesi dopo la sua inaugurazione. materiali di prima scelta per polli di prima scelta


Peccato che Kenta e Julia son dovuti ripartire prima di vedere terminata l’opera: mancava ancora la porta d’entrata per gli esseri umani e una parte di tetto… e loro ora si sono stabiliti nelle isole Hawaii… non sarà facile che la vedano prossimamente di persona: per questo ovvierò alla meglio con le foto!
A fine marzo comunque ha ripreso ad essere piovoso, così le fave hanno potuto crescere senza alcuna altra cura da parte nostra, e fissare azoto nel terreno. Oltre alle fave avevo cominciato a organizzare in delle ceste di plastica ripiene di terra dei pezzi di patata di due specie diverse: quello bianca normale che mangiamo sempre, e di un tipo francese violetto ,che mi ero portato detro in gennaio dalla germania, e che ora pian piano cominciava a germogliare. Le piante  e i semi sistemati in cassette e non in piena terra li ho collocati in principio in una serra decagonale appositamente montata, in forma di elegante gazebo bianco, che mio padre costruì in legno e telo di plastica ormai 20 anni orsono a Genova, per proteggere dal freddo inverno una pianta di limone. Qui ora è servita per un certo periodo come ricovero provvisorio per le piantine non ancora pronte per la incerta temperatura esterna.

la serra brevettata dal falegname che mi ha dato i natali, che in estate ho adibito a deposito di materiale vario, e per un breve periodo è stata dimora per i galletti.


Che cosa ci offriva la terra per placare la fame? Fra la vegetazione verdeggiante che spontaneamente occupava la superficie fra un olivo e l’altro, e in particolare nella radura nel centro del terreno, dove l’anno prima si era prodotta parecchia cenere bruciando i rami di potatura, spuntavano e crescevano delle piante assimilabili per tipo di foglia alla senape o al broccolo, e che in dialetto vengono chiamate generalmente “Razza”. Se all’inizio si raccoglievano solo le foglie, col tempo si sviluppavano dei fusti e delle corolle di boccioli eduli, del tutto simili alle cime di rapa, che se lasciati sbocciare diventavano fiori gialli, anch’essi eduli.  Poi si continuava a raccogliere chickenweed, qualche foglia di dente di leone, e piu tardi anche quale foglia e bocciolo di borragine (ma non all’interno della proprietà: cresce bene spontaneamente in certe zone al margine delle strade, ma non sono finora riuscito a piantarla da seme, ne a trapiantarla strappandone degli esemplari qua e là dai ciglie delle strade).
Inoltre in quel periodo facevano capolino i fiori arancio delle calendule, o margheritone, che secondo i testi sarebbero eduli ma … quello che va bene nel continente qui è sospetto di avere altre caratteristiche chimiche, oltre che una forma diversa da quella “standard”.
A metà marzo fiorivano i primi alberi da frutto, l’albicocco e il pero selvatico.
Verso fine mese sbocciavano fiori bianchi grandissimi sulle piante di melo cotogno, di pompelmo e di  limone, nonchè dell’arbusto dopo appenadue anni già energicamente e gia energicamente ricresciuto del Cornus Sanguinea. Tutte queste diverse essenze profumate rendevano l’ambiente assai piacevole, anche se devo dire che le corolle di cornus sanguinea prese isolatamente dal resto delle fragranze emanavano una fragranza talmente forte da risultare quasi quasi eccessiva e volgare.

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