flashback febbraio 2010

su un rudimentale plastico ho collocato alberelli di ovatta per indicare le piante nuove

ed acqua fu! sono 2500 litri, ma per iniziare va bene

la prima pianta di fejioha è stata piantata, e il terreno attorno cosparso di cenere e calce

sul confine sud, a ridosso della strada intrapoderale, c’è ora un nocciolo piantato ad agosto scorso, un susino piantato un anno addietro, e diverse piantine di ribes, destinate a soccombere alla concorrenza delle piante spontanee

un alberello di susino piantato da poco.

sul confine est sono stati accatastati rami secchi e poco lontano piantati diversi alberelli e arbusti. Vediamo cosa succede….

presso l’angolo sud-est una fila di piante di lampone e un alberello di melo limoncello

A febbraio del 2010 abbiamo fatto un sacco di cose nuove nel terreno.
Siamo scesi con il camper da Genova io, mio padre e mia madre verso inizio febbraio, e siamo rimasti fino a marzo inoltrato.
Nei mesi passati avevo avuto modo di legger piu approfonditamente testi inglesi e tedeschi sula tematica dell’Agricoltura organica, della fertilità senza apporti di sostanze chimici industriali, del ruolo di certi animali come i lombrichi nell’Arricchimento del terreno, della progettazione di ortie giardini che funzionino come biotopi pressoche autosufficienti.
E inoltre ho avuto notizia di sistemi di progettazione delle colture come i “Forest Garden”, cioè orti che imitano in tutto e per tutto l’ecosistema del bosco, con determinate piante che con se stesse o con le proprie foglie, o con le secrezioni delle radici, concimano ed aiutano le piante che crescono successivamente, con piante alte che ombreggiano e proteggono le piante piu piccole, e pianrte piu piccole che proteggono la base degli alberi ad alto fusto, il tutto con il vantaggio intrnseco che il microclima che si forma è idrosufficiente, non va innaffiato, perche l’umidita si immagazzina in quantita necessaria e sufficiente nello strato di humus e pacciame che ricopre completamente il terreno.
Dovro ritornare su questo punto, sostanzialmente perche a tutt’oggi non ho ancora chiaro come e se si possa applicare questo principio anche agli alberi di olivo, come elemento alto di un eventualmente prossimo a formarsi “Forest Garden”.
Nell’entusiasmo della progettualità – in inglese “Design” – ho sentito un gran bisogno di avere una versione plastica del terreno nella usa interezza tridimensionale, e cosi basandomi sulle misure prese dall’immagine satellitare ho fatto un plastico in scala usando legnetti e batuffol idi cotone per indicare i singoli alberi di olivo, e su di esso ho giocato a immaginare dove porre una strada carreggiabile all’interno del terreno, dove porre un determinato albero, una siepe o una fonte d’acqua.
In primo luogo volevo ovviare almeno in parte alla mancanza di acqua immagazzinata e disponibile in loco. Gia l’estate precedente avevo montato su delle grondaie di pvc lungo tutto il bordo nord del tetto, ed ora era arrivato il momento di investire un po di soldi in due cisterne, rispettivamente da 1000 e da 1500 litri, da porre ai due angoli della casa sotto gli scarichi delle grondaie. una volta piazzati e corredati da rubinetti, con la quantita di pioggia che cade in quel periodo, praticamente è bastata una sola notte di pioggia per avere d’un botto 2500 litri d’acqua piovana a disposizione. e quanta in piu se ne sarebbe potuta ancora salvare!
Poi ho pensato che fosse il caso di cominciare a piantare degli alberi da frutto, sia per ricavarne i frutti a suo tempo, sia per altre motivazioni. Uno dei punti forti della teoria della Permacultura è infatti che ogni elemento del sistema che viene progettato espleta più di una funzione. Per esempio un albero da frutto è una fonte di cibo, ma anche di legna, con la potatura si puo arricchire la composta, i fiori si tengono per bellezza, alla sua ombra puo crescere una pianta da ombra, ecc.
Alcuni alberelli li abbiamo presi dal locale rivenditore di articoli agricoli: un melo di una varietà locale chiamata “limoncello” per via della forma del frutto, un  susino, un pesco, un sorbo, un pero, un ciliegio. Tutti questi alberelli sono stati posti lungo il confine est, che all’epoca era  relativamente libero dai rovi che avrebbero invaso di li a breve il reticolato.
Poi abbiamo visitato un vivaio presso la vicina citta di rosarno e abbiamo parlato a lungo su una lista di piante che mi ero preparato. In buona parte erano piante che avevo tirato fuori dalla mia diretta esperienza tedesca, o che venivano suggerite in questo o quel libro inglese o tedesco.  Alcune piante a cui avevo interesse erano qui totalmente sconosciute, altre, ma di questo mi sarei accorto solo ad acquisto avvenuto, pur portando lo stesso nome comune, non corrispondevano a quello che mi sarei aspettato, cioe tipo una varietà che non fa frutti, ma fiori piu belli (stupidamente non ho specificato al negoziante che a me interessa soprattutto mangiare piuttosto che vedere fiori grandi e profumati).
E cosi tutt’ora ci sono in due punti del confine, fra i rovi, due piante di rosa canina che fanno dei bei fiori bianchi, ma niente frutto, e sedicenti biancospini che rimangono piccoli e fanno corolle di bei fiorellini violetto, niente bacche.
alcune di queste piante col senno di poi potevano essere lasciate da parte: considerata la latitudine, il ribes nero non è evidentemente una pianta da clima siccitoso. le cinque piantine di questa specie hanno agonizzato per un anno prima di lasciare definitivamente il posto alle autoctone.
Ma la maggior parte delle piante di questo stock hanno attecchito e dopo qualche anno stanno facendo i primi progressi. Esse sono: 1 Feijoha, 2 Noccioli, 2 cotogni, 3 lamponi, 2 more senza spine, 5 ginestre ( con fiori ognuna di diverso colore…), 2 noci, 1 kaki, 4 castagni, 5 rosmarini, 5 salvie.
Ho cercato di piazzare gli alberi nuovi immaginandomi che crescessero molto in larghezza, e li ho quindi posti tendenzialmente lungo i confini e lontani abbastanza dalle chiome degli olivi.
Per trapiantarli ho seguito per quasi tutte la stessa metodica, che consisteva prima di tutto in una gran bella buca profonda, tendenzialmente 1 m per 1 m per 1m, ma anche meno, ma non troppo meno. Comunque la scavatura non era cosi pesante, data la totale assenza di pietre.
Alcune pietre le ho portate io da fuori,  i resti di taglio di un marmista locale.  Ne ho buttate un po in ogni buca, poi ho aggiunto qualche ramo o pezzo di legno di potatura, una manciata di letame fumèe, un po’ di terra di scavatura mischiata con zolla erbosa ricavata nello scavo, ed infine terra tutt’attorno alla zolla, fino a formare una ciambella di terra attorno al tronco, che facilita la permanenza dell’acqua di innaffiatura e di pioggia nei dintorni della zolla dell’alberello. Le piante a cui non ho dedicato questo trattamento di travaso, ciò ritengo principalmente dovuto alle dimensioni ridotte della buca, non sono sopravvissute ai mesi estivi, alcune alla meno peggio sono seccate completamente e poi risorte da polloni sotterranei in settembre con le prime pioggie autunnali.
Dopo aver finito con la faccenda di piantare gli alberi comprati, sulla scorta ora anche di una certa letteratura che ho trovato nella locale biblioteca civica (Columella “De Re Rustica”, Bovolo “L’ agricoltore istruito”) ho scelto di fare qualche prova piantando diverse sementi che in parte avevo portato dalla Germania.
Ho piantato in una certa zona dei semi di senape, che vengono descritti come “conc ime verde” (green manure”), cioe piante che crescono e muoiono su un suolo arricchendolo, poiche succhiano dal sottosuolo sostanza nutritiva che poi con il proprio cadavere consegnano alla flora batterica dell’humus di superficie. Oppure si raccolgono le piante cresciute e si buttano in una parte di terreno che necessita di piu nutrimento. inoltre nella letteratura si celebra la senape come pianta buona a combattere i nematodi: la pianti vicino a una pianta che ne è insidiata, e questi sono attirati dalla secrezione delle sue radici, quindi lasciano perdere la pianta in pericolo.
In un’altra zona ho piantato semi di camomilla, celebrata come pianta buona contro gli insetti, oltre che usi erboristici.
In un punto poi, dove sembrava che il rovo avesse completamente occupato con u reticolo di radici il suolo disponibile togliendolo all’olivo sotto cui cresceva, ho zappato per rompere quell’intreccio come meglio ho potuto e vi ho sparso semi di erba medica, che dovrebbe essere la cosa migliore per rendere il terreno inospitale per il rovo.
Poi ho piantato delle fave attorno all’appena piazzato albero di melo, le fave avendo in quanto leguminose la funzione di fissare azoto nel terreno in una forma assorbibile dal nuovo albero.
In generale attorno agli alberelli nuovi ho piantato dei semi di Borragine, che viene descritta come pianta molto utile ad aprire la strada alle radici degli alberi giovani: cresce nel sottosuolo allungando in profondita le sue radici, e una volta morta in estate i canali scavati dalle radici, ricchi di materia organica decomposta costituita dalle radici stesse, servono da guida e incoraggiamento alle nuove radici degli alberi finora abituati a stare stretti nella piccola zolla del vaso. La borragine è una buona pianta commestibile.
L’aglio ursino l’ho piantato in un angolo un po piu in ombra che mi sembrava rispecchiasse l’ambiente in cui si trova spontaneo, in un pezzetto di terra coperta di foglie secche di olivo, posto fra un olivo e la parete della casetta.
Un’ultima operazione che ho compiuto in questo inverno e che è degno di nota, anche se non so ancora dire con certezza se e stato un bene o un male, (oggigiorno mi sembra di aver fatto un errore, ma mi posso ricredere) è stato di smantellare uno dei mucchi di potatura che giacevano nel centro della proprieta ormai da un anno, e distribuire queste ramaglie piu o meno voluminose lungo interi tratti di confine, ove fino ad allora non c’era nient’altro che sterpaglie, prato e  la rete metallica di cinta.
Perchè ho fatto questo? perche bovinamente ho applicato una soluzione suggerita in un libro tedesco sulla permacoltura, chiamata “Benieshecke”, e che consiste appunto nell’accumulare rami morti lungo una linea ovunque dove hai bisogno che ti cresca una siepe spontanea. gl iuccellini di passaggio con il tempo si poggiano come un trespolo su questi rami e a volte sfruttano la sosta di volo per scaricare il loro piccolo intestino. essendo che molti di questi volatili si cibano di bacche di diverse piante da siepe (almeno in germania è così), finirà che col tempo sotto queste sterpaglie finiranno semi di piante da siepe pronte a germinare concimate dalle deiezioni stesse in cui sono contenute.
Ora presto avrei scoperto che il problema -se cosi lo vogliamo vedere- è che gli uccellini evidentemente si sono cibati solo di more di rovo, perchè nelle zone inteeressate in breve tempo (una stagione) si è instaurato un vivacissimo e invadentissimo predominio del rovo, a scapito purtroppo anche degli alberelli da frutto prossimi al confine, che facilmetnte vengono circondati e coperti dai lunghi tentacoli del rovo.
Vogliamo vedere il lato buono della cosa?  In men che non si dica si forma cosi una siepe difficilmente penetrabile, spinosa, che tiene lontani -nel mio caso- i maiali che da quell’inverno in poi sarebbero stati allevati al di là dei confini ovest e est.
Altro lato positivo? che in luglio agosto si raccolgono un sacco di more di rovo tuti i giorni, e magari ne viene fuori anche della buona marmellata…

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