flashback gennaio 2009 – primo approccio

Nel Gennaio del 2009 durante un soggiorno a Cittanova di un paio di settimane ho cominciato a “tastare il terreno”: circa mezzo ettaro, a forma di lungo trapezio rettangolo, pressoche pianeggiante, su cui vegetano 38 alberi di olivo, o meglio: ceppi di olivo, posizionati secondo uno schema piu o meno ortogonale che segue parallelo le linee di confine.
gli alberi, tutti evidentemente piu vecchi di un cinquantennio, molti certamente piu che secolari,  sono stati tutti capitozzati parecchi anni fa, e le loro forme odierne sono ancora frutto di quella azione: dai tronchi imponenti decapitati ad un’altezza di 2,5 – 4 metri si dipartono innumerevoli rami diritti ed energici che formano una specie di raggiera tutt’attorno alla superficie del taglio.
A parte gli olivi, c’è a ridosso dell’ingresso un albicocco piuttosto rigoglioso, un pero selvatico ( cresciuto da un seme e mai innestato) bello sparato verso l’alto vicino al confine sulla strada e un alberello di limone trapiantato qualche tempo prima e che fino ad allora era cresciuto in vaso su una terrazza.
All’ingresso si ergeva una casetta fatta di pietra e blocchi di cemento, dove un tempo aveva abitato una numerosa famiglia di contadini, e dove da poco era stato rifatto il tetto sostituendo con la lamiera ondulata le tegole di cotto (!) ed era stato ripristinato l’intonaco esterno.
La casa costituiva assieme al palo dell’elettricità piantato anni prima vicino all’albicocco e al muretto a secco che rappresentava il confine sulla strada l’unica presenza pietrosa in tutta la proprietà, giacche studiando il terreno ci accorgevamo che esso consisteva di terra profonda e priva di pietre, melmosa in quel periodo di pioggie continue, sabbiosa e permeabile anche a ingente profondità.
Gli olivi, che a detta di alcune persone memori del luogo da prima della potatura costituivano con le loro chiome un tetto vegetale completo sopra il terreno, erano ora capaci di coprire appena i loro stessi piedi, e, come chiunque poteva dedurre dall’immagine satellitare, lasciavano fra di loro ingenti aree di superficie incolta, in particolare a metà della lunghezza del terreno un’area rettangolare di circa 40×15 metri, evidentemente ricavata dal taglio di alcuni alberi all’epoca della capitozzatura allo scopo di creare lo spazio per raccogliere e sezionare tutti i pezzi di tronco degli alberi attorno, nonche bruciare le rimanenze di ramaglie.
Il pensiero principale era all’inizio:  cosa si usa fare di questa stagione per giovare agli olivi, per farli produrre olive l’autunno successivo.  E mi è stato detto che di lì a poco sarebbe iniziata la stagione delle potature.  Così mi sono informato meglio da un impresario che fa servizi di potature di olivi, ed organizzato di potare tutti quelli al di là del rettangolo di cui sopra, 17 alberi.
Farli tutti sarebbe costato troppo,  del resto ho pensato che pur nel dubbio che il taglio avesse avuto l’efficacia pronosticata, l’operazione sarebbe comunque stata degna di essere fatta.
Per il resto in quel gennaio fra una pioggia e l’altra non ho fatto altro che osservare la natura, per quel poco che le mie conoscenze mi permettevano di capire d quello che stava accadendo fra gli olivi ed il prato ed i cespugli secchi che li circondavano.
In alcune zone cespugli rinsecchiti indicavano la proliferazione estiva di felci, mentre in altre , in parte isolati lungo i bordi lunghi separati da un reticolato dalle proprietà adiacenti, in parte coprenti i piedi nudi di alcun olivi,si potevano vedere cespugli sempreverdi di rovo.
Recentemente il clima dell’area doveva aver subito un drastico cambiamento.
Non solo per la capitozzatura degli olivi stessi dentro la proprietà, che come tutti gli altri olivi antichi della piana di gioia tauro sono tradizionalmente lasciati crescere in altezza fino a creare una protezione ombrosa sul terren osimile a quella di un lecceto adulto, e che con il taglio sono stati privati per anni e anni dell’ombra delle loro chiome su se stessi e sul terreno circostante.
Ma anche perche a destra e a sinistra i terreni adiacenti sono stati in uno stesso corto lasso di tempo completamente privati della copertura pressoche boschiva fornita finora dallo stesso genere di alberi com questi qua, per essere rispettivamente ricoltivati con alberelli giovani, ovvero adibiti a scuderia per equini e suini.
Ciò ha evidentemente alterato di molto l’impatto del vento e del freddo in inverno, e del sole obliquo in estate nei confronti della superficie del suolo, ce ora è appunto esposto per tutto il tempo alle intemperie, e in estate per tutto il giorno al sole cocente.

pianta del terreno

pianta del terreno con gli alberi di olivo in verde scuro, confini in rosso.

ingresso all’oliveto

albero di limone

lato strada del terreno, con albero di pero spoglio e felci secche in primo piano, casetta sullo sfondo

sul confine orientale del terreno crescono piante rampicanti, sterpi e rovi.

le piante di olivo sono molto distanti fra di loro, tanto che fra di esse si potrebbe coltivare qualcos’altro.

olivo capitozzato
uno degli olivi capitozzati, il cui corpo e la cui base sono esposti al sole e alle intemperie dai quattro lati

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